Le bellezze della ricerca e applicazione di un metodo

Pubblicato da Hdemia SantaGiulia il

IL METODO

Cos’è un metodo? Quando si acquisisce un metodo? Come si costruisce un metodo?
Per capire e progettare la didattica dell’arte la professoressa Damiana Gatti ci ha accompagnato online verso la conoscenza di alcuni metodi che fanno parte del mondo della scuola e dell’arte affinché potessimo acquisire le più svariate informazioni per lavorare sulla costruzione di un nostro personale metodo di lavoro.
Un metodo che ci permetta di decodificare i nostri pensieri, i nostri ideali, le nostre scelte, e che ci consenta di saperle comunicare all’altro attraverso la sperimentazione, laboratori o workshop.

LE BELLEZZE

Le bellezze sono state quattro: le maestre di una Scuola dell’infanzia a Molina del Lario (LC), Veronica Faini coordinatrice della Casa dei Bambini di Ponte San Marco (BS), Aurora Mascheretti attrice e arteterapista, Isabelle Dehais scultrice e formatrice Stern.
Quattro realtà, completamente diverse, che hanno come comune minimo denominatore il bambino. Un bambino bello, ascoltato e visto.

A lezione con la prof.ssa Gatti abbiamo studiato il metodo di Bruno Munari, forse il più conosciuto nel mondo dell’arte.

Munari propone di insegnare ai bambini come si guarda un’opera piuttosto che leggerne solo il contenuto o il messaggio.

L’arte visiva non va raccontata a parole, va sperimentata: le parole si dimenticano, l’esperienza no.

“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”.

Cit. Bruno Munari

Otre a Munari ci sono molte figure che hanno integrato concetti, priorità e punti di vista al mondo della pedagogia e dell’arte.
Abbiamo incontrato (a distanza, nel periodo di maggio 2020) le maestre e le artiste, proposte dalla Professoressa, con l’intento di imparare ad imparare.


PRIMO INCONTRO a distanza

Il primo incontro è stato con tre maestre della Scuola dell’infanzia Carlo Carcano di Molina, una frazione di Mandello del Lario, Lecco.
L’incontro, effettuato online tramite la piattaforma Meet di Google, è stato pensato in quanto saremmo dovuti andare a scuola dai nostri piccoli fruitori d’arte a condurre un’esperienza laboratoriale; ciò non è stato possibile a causa delle misure straordinarie prese dal Governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.
Non potendo lavorare con i bambini, ci è stato proposto di incontrare a distanza una parte delle colonne portanti della scuola: le maestre Patrizia, Silvana e Paola.

Le maestre e le figure educative della Carlo Carcano sono molte ma, non tutte sono riuscite a collegarsi con noi.

Primo incontro online
Incontro con le maestre della scuola dell’infanzia Carlo Carcano di Molina del Lario

La professoressa Gatti lavora da svariati anni in questa scuola in qualità di “Esperta esterna d’arte”, ovvero, un’artista che porta il suo personale sguardo gestendo e ideando delle esperienze d’arte che accompagnano, i bambini e le maestre, lungo un percorso laboratoriale che dura svariati mesi e che sfocia in una meravigliosa mostra artistico\teatrale.

Sarebbe stato interessante respirare l’energia di questa scuola popolata da svariati piccoli artisti, attori, esperti di biologia, cucina, musicisti e tanto altro.

Tre maestre, tre persone.

Nessun metodo. Una scuola dell’infanzia che vive attraverso la bellezza condivisa dalle loro insegnanti. Ogni insegnante ha il proprio carattere, le proprie scelte, i propri gusti estetici, le proprie passioni, tutte caratteristiche che vengono trasmesse ai bambini con estrema naturalezza.

Ci sono scuole che seguono un metodo preciso: Munari, Stern, Montessori… E poi ci sono realtà, come quella che abbiamo incontrato noi, che prendendo spunto, attingendo ed estraendo gli aspetti più interessanti da metodi diversi, creano così un proprio metodo e scelgono le proprie priorità.

“Riusciamo a fare una somma positiva; insieme riusciamo a creare quel “qualcosa” di molto forte e i bambini assorbono questa nostra sicurezza”.

cit. Le Maestre
Le insegnanti
LA FIDUCIA

Le maestre ci hanno spiegato come sia indispensabile avere sempre un OBIETTIVO e tenerlo sempre a mente nelle attività che si vanno a svolgere coi bambini.

Questa scuola dell’infanzia sceglie la CENTRALITÀ del bambino: i bambini vengono lasciati liberi di esprimersi in modo spontaneo e le riflessioni dei bambini vengono accolte.

“Crediamo nel bambino”.

cit. Le Maestre

La cosa in cui forse credono di più le maestre della scuola di Molina è la FIDUCIA nel bambino, l’idea che il bambino SA FARE, che quasi tutto è POSSIBILE.
Per farlo è essenziale CREDERE nelle COMPETENZE del bambino, credere che sia in grado di autogestirsi. Quando sentono che gli viene data fiducia, i bambini non vogliono tradire il patto di fiducia.

I bambini sono “piccoli” solo fisicamente, sanno osservare e capire benissimo, spesso meglio degli adulti. Se vengono dati loro gli strumenti necessari per vedere la bellezza, osservarla, cogliere il particolare, andare oltre quello che si vede, allenare lo sguardo, allora cresceranno adulti migliori.

Quando si crea un PATTO tra le maestre e i bambini ecco che anche il gioco diventa una cosa seria.

Un gioco fatto di libertà e di regole.

Durante i laboratori artistici e teatrali le maestre sono sempre presenti: i bambini scoprono il bello di condividere; le maestre il bello di imparare ad imparare. Un bello scambio!
Si ci sono delle ripetizioni, ma il bello è la parola chiave di questa scuola e si trova ovunque.

“La motivazione sale in gruppo. La relazione, l’emulazione, la copia. Punti di forza che fanno la differenza per cogliere, captare, crescere, insieme.”

cit. Le maestre
Laboratori artistici e teatrali

RIFLESSIONI

Due aspetti ci hanno colpito molto di questo incontro: il primo è l’enorme IMPORTANZA che viene data al bambino nel suo esprimersi spontaneamente e come si crei un patto di fiducia, simile ad altre metodologie che vengono usate nell’ambito dell’insegnamento tra adulto e bambino.
Il secondo aspetto, che troviamo ammirevole, è quanto venga valorizzata l’ESPERIENZA rispetto al prodotto, al lavoretto creato dal bambino.

Se abbiamo in testa tutti questo concetto del lavoretto, indipendentemente dal nostro giudizio verso di esso, un motivo c’è.
Probabilmente è stata anche una soluzione efficace per un po’ di tempo.
Accorgersi però che esistono delle alternative, il cui valore è differente dall’oggetto materiale, separarsi da qualcosa di così radicato nelle nostre teste richiede coraggio.
Richiede uno sforzo maggiore, inoltre, provare ad insegnarlo non solo ai bambini, che inseriti in un contesto come quello della scuola materna tendono a seguire gli stimoli che vengono dati loro, ma anche ai genitori, che sono il risultato del sistema che si sta cercando di cambiare.

Scritto da
Studenti del biennio specialistico di Scultura Pubblica Monumentale

Revisione di
Professoressa Damiana Gatti, docente di Pedagogia e didattica dell’arte e Didattica per il museo
Editing
Natasa Radonic, studentessa del III anno di Web e Comunicazione d’impresa


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