Reborn a CidneON, foto di Laura Tonin

CidneON da protagoniste: le scenografe dell’Hdemia raccontano la loro esperienza

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Chiara Brembilla, Francesca Franzosi, Eleonora Ripa e Sara Sarai Sartori, fresche della loro esperienza da Scenografe per il Festival Internazionale delle Luci CidneON (Brescia, 10-17 febbraio 2018), ci raccontano le loro difficoltà, le emozioni e le soddisfazioni che hanno reso unica lo loro partecipazione con l’installazione Reborn.

 

Ciao Ragazze, nei giorni scorsi abbiamo pubblicato su Facebook le fotografie della “nascita” di REBORN; potete raccontarci se ci sono state difficoltà o imprevisti durante la realizzazione della struttura dell’installazione?

CB: Come già accennato gli scorsi giorni, il luogo destinato alla nostra installazione all’interno della manifestazione CidneON è stato il tunnel che dalla Torre dei Francesi porta al Bastione san Marco: uno spazio che già in partenza aveva i suoi limiti… Uno dei problemi è stato il buio. È stato difficile posizionare un punto luce “di servizio” che consentisse a tutti i presenti di lavorare in buone condizioni di luce. Un altro problema, non indifferente, è stato il freddo: la galleria che ci hanno assegnato è una delle aree del castello con una percentuale di umidità più alta. Considerando che abbiamo allestito in una fascia oraria che andava dal tardo pomeriggio a sera inoltrata, le condizioni climatiche, dopo ore di lavoro, hanno influito molto sulla nostra condizione mentale, ma soprattutto fisica! L’ultimo problema che abbiamo riscontrato è stato lo spazio di lavoro. Come avete visto nelle fotografie dei giorni scorsi, abbiamo progettato una struttura in ferro che arriva fino ai 4 metri d’altezza e s’inserisce con un agio di 50 centimetri circa dalle mura della galleria. Anche piccoli movimenti, come ad esempio, l’avvitare bulloni e dadi, è stato più complicato rispetto alle prove tecniche fatte in Accademia con uno spazio di “manovra” molto più ampio. In particolare però, di tutta la realizzazione definitiva dell’installazione, ci ricorderemo per sempre del momento in cui la struttura, non ancora agganciata ai vecchi cardini, stava per ribaltarsi. È stata una vera e propria “prova di forza” da parte nostra. Con molto coraggio abbiamo dato fiducia alla nostra struttura che durante il festival di CidneOn ci ha ripagato di tutti i nostri sforzi. Nel complesso è stato molto più confortevole il caldo e l’asciutto delle aule dell’Hdemia, ma d’altro canto non tutti possono dire “Ho lavorato ad un’installazione artistica nel castello di Brescia”.

ER: La difficoltà più grande a mio parere è stato il montaggio della struttura all’interno del tunnel. Eravamo coscienti del fatto che sarebbe stato difficile. Quando l’abbiamo portata in castello abbiamo prima montato a terra le luci e le stoffe, ma non pensavo che la struttura potesse essere così pesante e di certo non ci ha aiutato la pendenza. Io personalmente mi sono trovata in difficoltà a doverla sostenere, probabilmente avremmo avuto bisogno di qualche ragazzo.

FF: La vera difficoltà, se si può chiamare difficoltà, è stato dover capire tutte le altezze e la proporzione adatta per rendere stabile la struttura. Ovviamente poi grazie al fabbro contattato da Chiara la struttura è stata realizzata nel miglior modo.

 

Siamo stati a visitare CidenON durante i giorni dell’evento, e passando nel tunnel attraverso l’installazione abbiamo sentito anche un tappeto sonoro, di quello non ci avete mai parlato. Chi lo ha realizzato? Come mai lo avete scelto?

T: Ci fa piacere che questo tappeto sonoro non sia passato “inosservato”. Non ne abbiamo mai parlato, perché fino all’ultimo siamo state indecise. Ci spieghiamo meglio. Essendo scenografe ci siamo concentrate soprattutto sulla parte visiva della nostra installazione, le luci e la struttura, tuttavia per rendere più interattivo il passaggio, è stata sempre presente l’idea di inserire del materiale sonoro a completamento ed arricchimento della struttura. Siamo state indecise in quanto il Sound design non è una delle materie portanti del nostro corso di studio e, non essendo esperte del settore, cadere in errori banali è stato uno dei rischi che, tuttavia, abbiamo voluto prendere. Il tappeto sonoro è stato realizzato da Chiara Brembilla, una delle artiste che ha realizzato l’installazione.

CB: È stato interessante per me ri-entrare nel vasto mondo sonoro. Sottolineo il “ri-entrare” perché, durante il mio percorso di studi in Accademia, ho affrontato il corso di “Progettazione spazi sonori”. Come già detto prima, non è stato facile, ma nemmeno impossibile, realizzare questo sonoro: ho dovuto fare i conti con i miei limiti tecnici, ma grazie anche ai consigli di Sara, anch’essa artista dell’installazione Reborn, abbiamo composto un sonoro che si integra perfettamente all’installazione e al suo significato. Il sonoro che avete sentito, nasce da suoni naturali come carta e oggetti di metallo che ho registrato con Sara ed Eleonora, altra artista, e, successivamente, modificati e deformati con Audacity, software per la progettazione sonora. La composizione si presenta come un tappeto sonoro astratto: infatti non volevamo che l’acustica portasse via l’attenzione dello spettatore, anzi, l’abbiamo voluta volontariamente così “nascosta” e velata per lasciare un margine di interpretazione allo spettatore. Come l’installazione “visiva” ripercorre il passaggio dall’inverno all’estate, anche il nostro tappeto sonoro ciclicamente presenta il contrapporsi di suoni secchi e suoni morbidi.

ER: L’idea di partenza era stata condivisa da tutte noi, ma non era la nostra principale preoccupazione. Visti i tempi ristretti di realizzazione abbiamo pensato prima a montare la struttura e se ci fosse avanzato del tempo avremmo pensato al sonoro. Chiara Brambilla ha quindi provato a casa e in autonomia a comporre un tappeto sonoro che richiamasse i soni del vento, delle fatine e del fuoco. Una delle ultime lezioni con il docente Mazzanti, Chiara ci ha proposto la registrazione e insieme abbiamo cercato di completarla aggiungendo ulteriori suoni.

FF:Il tappeto sonoro è stato realizzato da Chiara Brembilla con l’aiuto di Sara Sarzi Sartori. Anche se non ne abbiamo mai parlato dell’idea del sonoro pubblicamente, mentre stavamo pensando al progetto stavamo pensando anche al sonoro, proprio per accompagnare gli spettatori e farli entrare ancora meglio nell’atmosfera.

SSS: Il tappeto sonoro lo ha realizzato Chiara, con un supporto a distanza da parte mia per quanto riguarda la stesura della sonografia. Abbiamo registrato alcuni suoni che ci sembravano adatti a rappresentare i due periodi che abbiamo preso in esame e, mentre la composizione del pezzo prendeva forma, ci siamo accorte che era meglio lavorare direttamente sui contrasti e sulle sovrapposizioni che sull’alternanza dei due periodi.

 

Curiosità: e voi siete state a CidneON? Come è stato passare attraverso il vostro allestimento circondate dalle chiacchiere e dalle espressioni degli altri visitatori ignari di avere fra di loro le artiste realizzatrici dell’opera?

CB: Sì, ci sono stata due volte. La prima, durante l’inaugurazione per gli addetti ai lavori e la stampa, ho visto volti sorridenti e divertiti ed alcune parole d’apprezzamento, solo una signora l’ho vista piuttosto schifata, ma anche questo fa parte del nostro lavoro. La seconda volta a CidneON è stato venerdì 16, il penultimo giorno di festival. Quella sera mi sono molto divertita a seguire le persone per poter origliare i discorsi. Quella sera però non ho sentito commenti, ma ho visto persone che sorridevano, giocavano e scattavano fotografie e selfie. Interagivano con la nostra installazione! L’obiettivo che ci siamo poste è stato raggiunto con grande soddisfazione, anche perché tra tutte le installazioni presenti la nostra, insieme a “La nuvola” consentiva un dialogo opera-spettatore fisico e non solo visivo. C’è del positivo e negativo nell’ascoltare i commenti “di pancia” delle persone: l’importante è cercare di non prenderla sul personale!

ER: Io sono stata, oltre all’inaugurazione avvenuta il venerdì sera precedente all’inizio del festival, mercoledì e venerdì. Alcune persone passando in mezzo hanno fatto strane espressioni (alcuni addirittura si sono coperti bocca e naso pensando che la nostra installazione fosse “poco igienica”!). Altri invece erano talmente tanto stupefatti che si fermavano in mezzo a fare foto. È stato un po’ strano ma d’altra parte non a tutti poteva piacere. Il mondo è bello perchè è vario!

SSS: Sono stata a Cidneon ma solo durante l’allestimento, purtroppo non sono riuscita ad andare a vederlo, mi hanno parlato di alcune opere più legate all’idea di partenza dell’evento e altre meno funzionanti nel contesto. Alcune persone che sono andate a vederlo comunque hanno affermato che è stato un bel progetto. (Francesca Franzosi) Sì, sono stata a CidneON e è stato strano ed emozionante allo stesso tempo. Entrare nell’opera finita sentendo i commenti degli altri visitatori e vederli fotografare l’installazione. È stata una bella soddisfazione!

 

Ci sono state altre installazioni che vi hanno colpito? Se si, quali e perché?

CB: Sì, sono tante e le voglio citare: in primis, “Acordaos. Coro di luce” del nostro prof. Stefano Mazzanti; è il tipo di installazione che più di tutte preferisco. Un’installazione commemorativa. Ci sono state installazioni che mi hanno colpito dal punto di vista scenografico, come “Tunnel” nella Fossa Viscontea e “Musica e nuvole” nel tunnel di Torre Coltrina. Tutte e due le installazione hanno un impatto visivo interessante ed hanno interpretato lo spazio in maniera creativa e nuova. Alcune installazioni forse però dovevano avere uno spazio di maggior respiro, o una sezione a parte: era molto presente il video-mapping.

ER: In generale credo che il tema del festival, Natura e Architettura, sia stato superato in alcune installazioni. Personalmente ho trovato molto affascinante l’arcobaleno, in quanto molto semplice ma di effetto, e il laser nella fossa viscontea, anche se per quello avrei dovuto forse ripetere il percorso o leggere meglio la didascalia di accompagnamento per comprendere meglio.

SSS: Mi hanno colpita particolarmente 3 altre installazioni. La prima è quella realizzata dal Professor Mazzanti, “Acordaos. Coro di luce”. Mi ha incantata il modo in cui le luci seguivano l’andamento della musica e i vari giochi che queste colonne luminose formavano. Altra che mi ha lasciata a bocca aperta è stata “Ecce Homo” di Scena Urbana. Emozionante, il connubio tra musica e video; straordinario vedere la torre che si “apriva” per mostrare la scena dentro di essa era molto emozionante. L’ultima opera che mi ha affascinato è “Musica e Nuvole”, di Daniel Kurniczak, nel tunnel di Torre Coltrina. Le luci, le nuvole e la musica mi davano l’impressione di essere entrata in un mondo fiabesco.

 

In che modo la partecipazione a CidneON vi ha “arricchite”?

CB: Non mi ero mai trovata in un evento così importante per la città di Brescia. Ho cercato di affrontare  tutto dando disponibilità e portando il lavoro a termine con le scadenze rispettate. È stato molto di più di un semplice progetto accademico in quanto ho seguito di persona tutte le fasi della creazione di un’installazione: l’idea, la progettazione, consigli e riunioni con varie figure professionali, la conferenza stampa davanti ad un grande pubblico. È stato un progetto a 360 gradi che mi ha aperto gli occhi su varie questioni che prima ignoravo.

ER: Io non avevo mai visto un festival della luce. Personalmente trovo che l’opportunità che ci è stata data sia stata molto formativa a partire dal progetto, dalla ricerca sul castello, alla ricerca di materiali e alla successiva realizzazione. Ci siamo “arrangiate” da sole e questo ci ha permesso di comprendere l’organizzazione lavorativa che dovremo affrontare.

FF: Per quanto mi riguarda è un progetto che dovevo affrontare prima o poi. È stata un’esperienza di gruppo che andava oltre alla sola progettazione. Abbiamo visto un nostro progetto concretizzarsi. Sapere che molte persone sono passate nella nostra installazione, lasciando commenti sia positivi che negativi, è stato motivo di orgoglio personale!

SSS: Abbiamo avuto modo di approfondire l’argomento installazioni da zero, una cosa che ancora ci mancava o che abbiamo affrontato solo da un punto di vista teorico. Questa esperienza ci ha aperto un mondo! Ci ha dato la possibilità di seguire completamente l’elaborazione di un’opera e tutti gli step che ci sono per la successiva esposizione in un festival. Ci siamo dovute occupare anche di presentare la nostra opera agli organizzatori del festival e alla conferenza stampa del Festival stesso. Sicuramente vedere con i nostri occhi quello che succede anche dal punto di vista organizzativo e non solo creativo ci ha permesso di comprendere meglio come funziona questa “macchina”. Seguire l’ideazione, la progettazione e la realizzazione dell’opera partendo da zero ci ha permesso di rafforzare il nostro modo di lavorare in gruppo, abbiamo approfondito la gestione dei corpi illuminanti e dei materiali scenografici ed il loro connubio per presentare un installazione interattiva.


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