L’ecologia come espressione artistica

Pubblicato da Hdemia SantaGiulia il

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Quello che pensi diventi.
Quello che senti attrai.
Quello che immagini crei.
– Buddha

È cosi che chi riesce a far coincidere il proprio cuore con la propria mente si assume la responsabilità di essere un artista.

Una responsabilità che si configura con la capacità di produrre “il bello”, e cosa c’è
di più bello e prezioso se non la semplicità della natura che ci circonda?

Ciò, a quanto pare, non sembra essere sufficiente per l’uomo, che nella sua complessità di animale sociale da sempre dispone la necessità di dominare ciò che è naturale. Si tratta di un istinto dell’uomo, da tempi immemori, uno spontaneo guizzo antropocentrico che, tuttavia, negli ultimi decenni si predispone di esercitare un rispetto maggiore alle dinamiche della sostenibilità ambientale, una coscienza ecologica che amplia gli orizzonti, specie nei cuori di coloro che presentano l’esigenza innata di dar voce al proprio immaginario e pianeta mentale.

Naturale, appunto, come ciò si manifesti dunque attraverso l’arte.

Sono molti i designer che sembrano muoversi in questo scenario, con proposte che entrano in risonanza con la necessità che il design diventi strumento innovativo, altamente creativo e crossdisciplinare per rispondere ai reali bisogni dell’uomo.

I cambiamenti climatici, la deforestazione e la diffusione d’inquinanti minacciano inevitabilmente l’esistenza della natura. Allo stesso tempo, emergono materiali frutto della contaminazione dell’uomo, come la plastica, che proliferano nell’ambiente sempre con più prepotenza.

Da qui l’esigenza che l’ecologia diventi espressione artistica, che materiali riciclati diventino forme d’arte.

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L’artista mary kroteau mentre realizza close, suo autoritratto | More info: maryellencroteau.net

LE OPERE DI RICICLO

Numerosi sono gli artisti impegnati a fare dell’ecologia e del riciclo dei materiali la loro bandiera.

Per citarne alcuni, troviamo la serie intitolata BOTTLE CAPS, dell’artista americana MARY CROTEAU: tappi di plastica colorati provenienti da bottiglie vengono inseriti l’uno dentro l’altro; essi compongono l’unità minima della opere ad alto contenuto sostenibile di questa artista contemporanea.
Della serie realizzata con questa tecnica fa parte “CLOSE”, autoritratto dell’artista realizzato attraverso l’accostamento dei tappi incollati tra loro su una tela verticale.

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Il fotografo canadese BENJAMIN VON WANG ha stimato che un essere umano utilizza circa 167 bottiglie di plastica in un solo anno e che in 60 anni può arrivare ad un consumo di circa 10.000 pezzi.
Per questo motivo ha organizzato il progetto “MARMAIDS HATE PLASTIC”, iniziativa fotografica che consiste nel creare opere d’arte con ogni tipo di materiale di scarto. A rendere unico il progetto anche delle sirene in posa.

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Uno degli scatti di BENJAMIN VON WANG per il suo progetto MARMAIDS HATE PLASTIC

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Un particolare del progetto MARMAIDS HATE PLASTIC

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Uno scatto dal set fotografico

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Dettagli di preparazione della sirena

Altre opere di rilievo a tema ecologia sono:

Portrait of Sir Richard Brinsley Sheridan, di Paola Bazz
Large Purple Vessel with Yellow (2016), di Shari Mendelson
Cloud Room (2013), di Jason Klimoski and Lesley Chang
Elephant (2014), di Sarah Turner

LE OPERE VERDI

Un altro filone – sempre riguardante il punto di vista ecologico contemporaneo – è quello delle cosiddette OPERE VERDI: in questo caso le piante assumono un ruolo simbolico nella produzione artistica.

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Installation view, ‘Rashid Johnson, Fly Away’ Hauser & Wirth New York, 18th Street , Photo: Martin Parsekain © the artist Courtesy Hauser & Wirth

RASHID JOHNSON (Chicago, 1977), è un artista afro-americano considerato centrale nel dibattito attorno alle tematiche dell’identità, dell’integrazione, della memoria, che ha sviluppato negli ultimi anni anche in concetto di opera verde realizzando gabbie contenenti un vero e proprio ecosistema vivente tropicale all’interno del quale sono integrati elementi scultorei e sonori, immagini ed oggetti di uso quotidiano, a costruire una realtà poetica e concettuale di ricordi, esperienze, ansie e finzioni. In linea quindi con la sua prima produzione artistica.

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IN THE STUDIO WITH RASHID JOHNSON ©CULTURED MAGAZINE _ 02.16.2018 _ PHOTOGRAPHY BY HANK WILLIS THOMAS

L’artista HANNAH CHALEW esplora attraverso il suo lavoro la relazione tra natura e cultura contemporanea.
Argomento centrale della sua ricerca artistica è la ristrutturazione naturale del paesaggio urbano e moderno, l’azione di bonifica messa in atto dalla natura a discapito delle costruzioni e degli interventi umani, una sorta di ecologia naturale.

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Discontinuity (2017), Hannah Chalew

Le opere di MEGAN SINGLETON invece vogliono onorare le piante come organismi viventi ed al contempo far prendere consapevolezza allo spettatore sull’importanza di saper interpretare il paesaggio, la natura sconvolta ed invasa, i fenomeni naturali.

Virridescence through Desiccation (2010), Megan Singleton

La natura è prepotente e presente nell’immaginario dell’artista che se fin dal secolo scorso si proponeva di dar voce alla propria arte superando la natura, trasformarla ed interpretarla per creare qualcosa di nuovo e completamente innovativo; oggi invece sperimenta la possibilità di un cammino alla pari in cui la tutela dell’ambiente e l’ecologia sono al primo posto.

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This hanging plant and light installation is a central feature of the new Credit Suisse office building in Muri bei Bern, Switzerland, designed by Burckhardt+Partners

Renee Barbi
I anno di Decorazione Artistica

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