L’arte è sempre stata contemporanea

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Tutti gli artisti hanno sempre cercato, e sempre cercheranno, di interpretare non solo (e forse anche non tanto) il proprio “sentire” individuale, ma specialmente il proprio tempo.

Fidia ci ha trasmesso gli ideali di una civiltà che credeva soprattutto nelle capacità razionali dell’uomo, e per questo ha rappresentato quest’ultimo nella perfezione del suo aspetto naturalistico, mentre gli artisti-mosaicisti di Galla Placidia e San Vitale hanno tramandato la memoria di un tempo che guardava con intenso trasporto specialmente alla vita ultraterrena, e di conseguenza si sono curati davvero poco della fisicità dei corpi da loro delineati, per cercare – piuttosto – di “visualizzare l’anima” dei loro soggetti. E si potrebbe continuare sino alla contemporaneità più stretta, verificando – passo dopo passo – come ogni artista e ogni corrente abbiano sempre cercato di raccontare attraverso l’arte almeno “qualcosa” del momento storico che hanno avuto in sorte di vivere.

Certo, però, non c’è dubbio che il XX e il XXI secolo abbiano accelerato moltissimo i tempi della sperimentazione artistica, complici almeno due elementi: da un lato, la progressiva affermazione e diffusione di un’ideale di “necessaria originalità” dell’arte, che non esisteva almeno sino agli esordi del Romanticismo a cavallo tra Settecento e Ottocento e che in seguito ha condotto gli artisti a cercare spasmodicamente di “innovare” ciò che i loro predecessori avevano fatto (mentre nel Cinquecento o nel Seicento, per gli artisti, era molto più importante inserirsi in una tradizione consolidata); dall’altro lato, la vorticosa accelerazione dei tempi data dalle innovazioni tecnologiche, che hanno cambiato il volto della società e del pianeta stesso e non potevano, ovviamente, non influire anche sul mondo dell’arte.

“IN PRINCIPIO (E POI)”, Videoinstallazione interattiva in quattro parti -Ambiente sensibile | By Studio azzurro || Venezia, Padiglione della Santa Sede, Arsenale, 55.ma Esposizione Internazionale d’Arte Biennale, 2013

Ciò che è derivato da queste nuove condizioni è un’arte che forse non è di immediata leggibilità, e che ciononostante non ha perso nulla della profonda carica umana che ha sempre caratterizzato l’attività artistica sin dai tempi delle prime raffigurazioni graffite o dipinte nelle grotte preistoriche. Indubbiamente, però, per comprenderne il linguaggio (o meglio, i tanti diversificati linguaggi) è necessario innanzitutto conoscerla e studiarla, cercando di acquisire e metabolizzare le “chiavi di lettura” più adatte; e allora, forse, si potrebbe aggiungere che questa oggettiva particolarità dell’Arte Contemporanea – che talvolta sembra “nascondere” il suo senso profondo – richiede, rispetto ai precedenti periodi della storia dell’arte, uno studio più approfondito e dilazionato nel tempo, nonché una frequentazione assidua del suo contesto.

Marina Abramović, The Artist is Present, 2010, Museum of Modern Art, New York, 9 March – 31 May 2010 || PH by Andrew Russeth (Flickr), via Wikimedia Commons

Altra cosa, poi, è lavorare nell’ambito dell’arte contemporanea.

Per lavorare nel settore dell’Arte Contemporanea non basta conoscere l’arte contemporanea, ma è necessario acquisire una serie di competenze che siano davvero concretamente spendibili all’interno del settore.

Photo by Antenna on Unsplash

Ad esempio, non si può prescindere da una solida formazione – dalle basi tradizionali, ma aggiornata – in ambito estetico, architettonico, museologico, allestitivo e catalografico, così come è importante saper contestualizzare l’arte contemporanea all’interno di ciò che la normativa italiana e internazionale definisce come “Beni Culturali e Ambientali” (perché ormai “tutto si tiene”, e sarebbe impensabile ipotizzare una strategia culturale settoriale). Ma poi intervengono anche tanti altri fattori, che assolutamente – e più di altri – non possono essere affrontati solamente sulla base di uno studio teorico dell’arte contemporanea: per operare davvero nel settore è infatti indispensabile conoscere i meccanismi anche “sociali”, di relazione, economici, mediatici e comunicativi, mantenendo sempre desta l’attenzione nei confronti delle innovazioni tecnologiche. E infine, nel contesto sempre più globalizzato in cui ci troviamo a vivere, non si potrà non conoscere bene la lingua inglese (possibilmente, anche il lessico più “tecnico” che serve per comunicare con gli addetti ai lavori). Ma da questo punto di vista le giovani generazioni, che grazie a internet e ai voli low-cost hanno sempre più contatti con l’estero, stanno colmando quasi da soli uno dei limiti storici del mondo del lavoro italiano.

Paolo Sacchini,
Coordinatore del nuovo triennio dell’Hdemia SantaGiulia
Comunicazione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico

 

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