L’arte di “essere” sui social media

Pubblicato da Hdemia SantaGiulia il

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Instagram e Arte: the place to be

Benedetto Demaio è conosciuto nel suo settore come

??‍? Images craftsman 
??‍? Art teacher 
? Painter / Illustrator / Visual artist
? Content creator
? Sea lover
?Milan based | from Bagnara Calabra ??

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Benedetto Demaio, “EYES CLOSED”, autoritratto da Instagram

Lo abbiamo intervistato e con lui abbiamo esplorato l’efficacia del linguaggio della comunicazione: un vero e proprio racconto visivo fatto di emozioni costruite attraverso le immagini, prima che di parole.


INTERVISTA

Valeria Magnoli: “Io sono tra le 119 MILA persone che seguono la sua pagina Instagram, e la trovo molto pericolosa: potrei stare con il cellulare in mano da un minuto a 10 ore perché ogni immagine pubblicata è da scoprire, sia da sola che nel suo insieme. E, forse sbaglio, ma guardando il Suo profilo è come se vedessi una Sua mostra personale.
Quando ha deciso di creare un progetto su Instagram, e quando ha iniziato avrebbe mai pensato di raggiungere così tante persone?”

Benedetto Demaio: “Ho da subito intuito il potenziale di Instagram, fin dal primo momento, da quel febbraio del 2013 in cui ho deciso di creare il mio profilo. Già da allora quella semplicissima applicazione mi è apparsa il luogo giusto dove veicolare la mia creatività. Così l’ho studiata per qualche mese, proprio per capirne il meccanismo e le dinamiche (che erano ben diverse da quelle di oggi) e poi ho deciso di impostare un discorso visivo che avesse degli argomenti ricorrenti, un filo conduttore che percorresse tutta la gallery in modo da avere una coerenza e una riconoscibilità visuale.

Quindi ho scelto degli elementi che potessero parlare per me e di me, dei portavoce della mia creatività, ed ho iniziato a raccontarmi attraverso le mani, gli oggetti della mia quotidianità e una palette cromatica ben definita. L’idea era quella di condividere il mio mondo mostrandomi senza apparire troppo, ma piuttosto lasciando alle mie composizioni tutto lo spazio necessario per esprimere i miei pensieri e le mie riflessioni. Ho elaborato perciò un linguaggio semplice che potesse fondere insieme delle caratteristiche precise: l’immediatezza visiva tipica dei social network, l’originalità e la riconoscibilità per ricondurre ogni immagine all’autore, e una forte dose creativa che lasciasse trasparire l’indole artistica del progetto.

Avevo voglia di condividere creatività positiva, sentivo l’urgenza di arrivare a molti per estendere il più possibile il raggio d’azione della mia immaginazione, Instagram mi ha dato l’opportunità di allargare il mio campo di possibilità. Lo ha fatto innanzitutto a livello “sociale”; mi riferisco alle conoscenze, alle amicizie, alla vastità e varietà di incontri avvenuti grazie al social, a quell’umanità varia e meravigliosa conosciuta tramite la community, che è il vero valore aggiunto di questo network. Aspetto tra l’altro di cui sono grato davvero tantissimo. Poi naturalmente ci sono i riconoscimenti in campo professionale, le interviste, le recensioni, gli articoli su riviste e siti, le menzioni e le tante e belle richieste di collaborazione.

Un mondo nuovo che non avevo previsto, una vera e propria professione alla quale non avrei saputo dare neanche un nome all’inizio di questo percorso. Ma anche senza un titolo so per certo che si tratti di qualcosa di buono e prezioso, specie per chi come me ha fame e voglia di bella condivisione.”

VM: “Scorrendo la sua gallery emerge il colore turchese, come mai è stato scelto questo colore? Questo colore La rappresentava anche prima del Suo ingresso su Instagram?”

BD: “L’identità visiva su Instagram è una caratteristica importante, addirittura necessaria per distinguersi ed essere riconosciuti in mezzo alla furia di immagini che ogni giorno ci assalgono nell’etere. Io ho scelto di farlo principalmente con un colore, il turchese. L’ho scelto per raccontarmi, per parlare del mio mondo e delle mie passioni, per rappresentarmi. È un po’ come una firma, un segno distintivo, un frammento di DNA che mi riconduce alle mie origini, al luogo della mia infanzia, al mio mare. Ho preferito da sempre i colori freddi a quelli caldi. Ho amato il blu oltremare da bambino, ho dipinto per lungo tempo usando quasi esclusivamente il blu di Prussia durante i miei anni di formazione accademica, ho avuto un periodo in cui il verde Veronese emergeva nella mia tavolozza, poi il ciano mi ha rapito brevemente trasformandosi in fine in Turchese.

Tutti questi colori hanno comunque una cosa in comune, appartengono a quella gamma cromatica che è tipica del mare, fanno parte delle sue sfumature, sono le tonalità caratteristiche che degradano dal largo alla riva quando è agitato, dal più scuro al più chiaro. Rappresentano in un certo senso la mia appartenenza a un luogo che mi ha visto nascere e formare, alla mia casa. Su Instagram sono ormai identificato con un colore e devo ammettere che questo mi piace; è un bel modo per essere riconosciuti.”

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Il mare di casa, “MONOCHROMATIC SEA”

VM: “Quanto è importante per un Artista raccontarsi attraverso i social network? Può oggi un Artista non essere sui social?”

BD: “La comunicazione visiva oggi passa soprattutto dai canali social, è un dato di fatto. Non sono semplici piattaforme dove far circolare le immagini, ma rappresentano importanti opportunità di visibilità e diffusione. Per un artista è indispensabile avere almeno un canale social, in questo preciso momento storico ancora di più. Un atelier virtuale dove esporre e condividere le proprie opere non è un optional, ma una necessità, specie se consideriamo la condizione di libertà limitata che stiamo vivendo. Ma anche in situazioni di normalità non si può pensare di diffondere arte senza farla passare dai social. La mia attività artistica prima di Instagram era totalmente differente, sia nella tipologia che nella diffusione; creavo opere reali, illustrazioni e dipinti concreti, fogli e tele. I committenti arrivavano a me per passa parola, muovendosi in un ambiente piuttosto elitario e settoriale.

Dall’avvento di Instagram ho iniziato a fondere il digitale e l’analogico, le creazioni sono diventate effimere e spesso esistenti per il solo tempo di uno scatto fotografico che diventa l’opera stessa. Tutto si è moltiplicato con la condivisione sui profili, sia la possibilità di essere visualizzato che quella di essere contattato. Il mio ruolo è cambiato radicalmente, ho plasmato il mio linguaggio visivo alla grammatica dei social ed ho iniziato a mettere la mia arte a disposizione di brand e aziende, committenti che come nuovi mecenati si legano agli artisti per promuovere prodotti ed eventi in modo originale e creativo. Qualcosa di molto vicino alla pubblicità, una professione che solo 5 anni fa non avrei neanche pensato di poter fare; Content Creator, così la chiamano nel linguaggio del social media marketing. 

VM: “Scrivere la propria biografia su Instagram è complesso. Guardando la Sua incuriosisce la definizione: ARTIGIANO DELLE IMMAGINI.
Da qui sorge la domanda spontanea: come coniuga l’aspetto artigianale con quello digitale delle Sue creazioni?”

BD: “Nei miei anni di studio in Accademia ho frequentato la scuola di pittura, la mia formazione artistica è perciò ruotata attorno all’acquisizione di tecniche tradizionali (analogiche, diremmo adesso); dal disegno all’incisione, dalla pittura a olio all’acquarello, ho utilizzato tutti i medium possibili e mi sono sporcato meravigliosamente le mani di colore e vernici. Queste esperienze mi hanno formato e segnato, accompagnando la mia indole creativa verso lo sviluppo di un nuovo e più consapevole modus operandi artistico. Quella che invece è rimasta invariata è la mia voglia di sperimentare sempre cose diverse. Così con gli anni mi sono appassionato alla tecnologia digitale, ho iniziato ad usare software che mi consentissero di ampliare le mie possibilità creative e di ottenere risultati diversi da quelli a cui ero abituato, sorprendenti per molti aspetti. Ho deciso perciò di non abbandonare le vecchie e care tecniche apprese, ma piuttosto di fonderle con le nuove per creare un linguaggio che fosse idoneo ai nuovi media, specie sui social network.

Così ho iniziato a creare immagini, mettendo assieme pezzi di diversa natura, unendo una composizione reale ad un’animazione in stop motion, o un disegno ad una foto, fondendo quindi l’analogico al digitale. Il risultato di questa miscela mi ha subito convinto, mi è sembrato funzionale al mio scopo comunicativo, valido esteticamente e soprattutto coerente col mio mondo creativo. Dovendo scegliere una definizione per descrivermi, ho sempre avuto difficoltà a ritenermi un fotografo (nonostante il risultato condiviso delle mie opere sia una foto) e mi sembrava improprio definirmi un grafico, perché avrebbe in qualche modo messo in secondo piano l’aspetto della manualità compositiva; ho preferito usare il termine “artigiano” per sottolineare il senso di concretezza dietro la lavorazione di ogni immagine e per rimarcarne il contrasto con la sua digitalizzazione.“

VM: ”Si definisce un influencer della comunicazione per immagini?

BD: “Devo essere sincero, ho sempre accostato con cautela il mio nome a questo termine, ho preferito piuttosto usare Content creator, perché mi sembra più vicino a ciò che realmente faccio sui social. L’influencer è un individuo che è in grado di influenzare, anche in modo rilevante, le opinioni o gli atteggiamenti degli altri in relazione alla sua reputazione e autorevolezza rispetto a determinate tematiche o aree di interesse, in questo specifico esempio la comunicazione per immagini. Non so se sia il mio caso, anche se non mi dispiacerebbe che lo fosse. Ma ancor di più non mi dispiacerebbe essere di ispirazione a qualcuno, stimolare o incentivare la creatività di molti per spingerli a realizzare opere nuove e originali. Se dovessi perciò scegliere un’azione da esercitare sugli altri, tra influenzare e ispirare, sicuramente sceglierei la seconda.”    

VM: “Insegnare ai futuri professionisti che crescono in Accademia SantaGiulia sicuramente è una sfida: quale è il Suo leitmotiv come docente?”

BD:Sono convinto che la creatività sia come un veicolo che va alimentato col giusto carburante per poter raggiungere mete lontane e nuove. Il talento da solo non basta a far muovere tutto e anche quest’ultimo va rinforzato con una buona dose di esercizio e disciplina. Ci sono azioni necessarie, direi anche obbligatorie, da compiere quotidianamente per crescere ed evolversi. Osservare il mondo, immagazzinare immagini nella memoria, arricchire l’immaginazione di esempi visivi, è indispensabile.

Non bisogna stancarsi mai di cercare nuove fonti per stimolare l’immaginazione: opere d’arte, dipinti, sculture, istallazioni, film, riviste, foto, spettacoli, musei, architetture, luoghi, oggetti, tutto quello che passa attraverso gli occhi diventa un punto di partenza, l’incipit di un racconto, ed ha insito nella sua natura un mondo di possibilità creative tutte da scoprire e svelare. Osservare, memorizzare e immaginare, è un gran bel compito.

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Un momento di studio in preparazione di una lezione accademica

Poi c’è lo studio. Non c’è arte senza studio, senza una formazione culturale che faccia da base ai concetti creativi dietro ogni opera. Lo dico sempre ai miei studenti: la differenza tra loro e un altro bravissimo tecnico dell’arte la farà il bagaglio culturale e la voglia di Sapere. Leggere, ricercare, studiare, sembra il consiglio più scontato che un insegnante possa dare, ma non passerà mai di moda e non sarà mai inutile. In fine c’è l’ambizione, quella sana e pulita. Bisogna porsi degli obiettivi, avere dei buoni progetti oltre che dei bei sogni. Avere la testa per aria ci aiuta a fantasticare meglio, a leggere più da vicino le nostre fantasie; ma tenere i piedi ben saldati per terra ci consente di portare avanti i nostri obiettivi con praticità e concretezza. Forse il vero leitmotiv è cercare il giusto equilibrio tra quello che si fa e quello che si sogna di fare.”

Intervista di
Valeria Magnoli,
Ufficio Stampa – Gruppo Foppa

Il 27 novembre 2020, Benedetto Demaio terrà il webinar gratuito “Instagram e Arte: the place to be” Per maggiori informazioni clicca qui!


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