SPOLVERO. IL CENACOLO RIVELATO

Pubblicato da Hdemia SantaGiulia il

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“La pittura è una poesia muta e la poesia è una pittura cieca.”
Leonardo Da Vinci

Può un semplice spolvero di affresco diventare protagonista di una mostra nel centro di Milano?

Se i più scettici risponderanno senza pensarci due volte che non solo è molto improbabile ma che neanche ne vale la pena, senza dubbio Lucrezia Zaffarano avrebbe qualcosa da ridire.

Sì perché proprio questa giovane artista, con l’aiuto di Andrea Sartori e Matteo Carbonara – rispettivamente film maker e grafico – e con la collaborazione della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, è riuscita a dar vita ad un progetto davvero unico nel suo genere, ponendo come fulcro del suo lavoro proprio uno spolvero.

A giocare a loro favore, oltre alla straordinaria originalità e alla grande voglia di fare, non c’è uno spolvero qualunque, il protagonista della mostra è infatti quello dell’Ultima Cena affrescata da Leonardo nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie, che risulta essere in realtà fittizio in quanto il grande artista fiorentino ha dipinto l’affresco di getto, senza dunque realizzare ex ante il suo spolvero.

Il Cenacolo di Leonardo Da Vinci

In seguito a “numerose notti insonni passate a pensare e a ripensare”, Lucrezia è riuscita  a vincere il Milano Da Vinci, concorso istituito da Fondazione Italiana Accenture, che premia giovani artisti con il fine di avvicinare l’arte immortale di Leonardo a quella sperimentale ed in continua evoluzione che caratterizza il mondo dei nuovi media.

Lucrezia racconta come l’opera sia nata da una sua personale passione per la lingua russa nella quale i verbi “scrivere” e “dipingere” vengono associati ad un unico termine. Sebbene infatti il vocabolario russo sembri essere infinito per la quantità dei termini esistenti utilizzati per descrivere anche il più piccolo dettaglio, queste due arti, in apparenza così diverse l’una dall’altra, vengono ridotte ad un’unica parola poiché ad unirle è proprio la loro origine che, in entrambi i casi, coincide con l’elemento grafico elementare: il punto.

Nasce così Spolvero. Il Cenacolo rivelato, installazione esposta alla Fondazione Stelline di Milano, che ha come fine quello di valorizzare l’essenza dell’opera d’arte rendendo, attraverso il braille – ovvero la scrittura per punti, visibile l’invisibile, andando così a valorizzare lo spolvero di affresco. 

A conferire alla mostra il suo carattere unico e suggestivo è stato l’uso delle nuove tecnologie che hanno avuto un ruolo fondamentale nella trasformazione di questo progetto in una vera e propria opera d’arte.

La studentessa Francesca Bresciani mentre legge l’Ultima Cena.

Dopo aver infatti avuto la possibilità di toccare con mano, e dunque leggere, l’Ultima Cena di Leonardo trascritta in braille su una tavoletta, ponendo così vedenti e ipovedenti allo stesso livello, il percorso prosegue in una stanza buia nella quale la magia ha inizio. Così come il cieco legge al vedente tramite il senso del tatto, allo stesso modo l’artista, grazie ad una tavola a pressione, attraverso il suo tocco proietta su uno schermo ciò che “legge” riportato in punti luminosi che compaiono e scompaiono a seconda di ciò che tocca sulla tavola. Diversamente da quanto ci si aspetti, non è mai possibile fruire l’intero spolvero illuminato sullo schermo ma unicamente i dettagli che il lettore decide di offrire. Ad intensificare l’atmosfera che questi giochi di luce creano sono gli scritti di Leonardo tra pittura, poesia e musica che vogliono ricreare l’ambientazione sonora dell’Ultima cena e che riecheggiano nella stanza in maniera completamente immersiva. 

Un’esperienza autentica che funziona per tutti e non esclude

In un momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui il rapporto del grande pubblico con l’arte contemporanea è ancora instabile, altalenante tra comprensione  e incomprensione, Spolvero. Il Cenacolo rivelato risulta essere un’opera coinvolgente a 360 gradi, in grado di regalare al fruitore un momento di incontro di linguaggi, fortemente intimo ma allo stesso tempo collettivo e condiviso, rendendo così l’arte esperienza veramente per tutti, che non ha certo bisogno di spiegazioni per farsi comprendere.

Clicca per andare Instagram @spolvero_cenacolo

Un flusso di pensieri, quello di Lucrezia, Andrea e Matteo che ha portato ad un’opera talmente di impatto da lasciare, nella sua essenzialità, senza parole noi studentesse del terzo anno di Didattica dell’Arte per i Musei accompagnate dal professor Angelo Vigo. Questi giovani artisti hanno dato così vita ad un’esperienza autentica che funziona per tutti e non esclude, come spesso accade, i non addetti ai lavori.

Francesca Bresciani
Studentessa del III anno di Didattica dell’Arte per i Musei


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