Milano e il Cinema

Pubblicato da Hdemia SantaGiulia il

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Milano e il Cinema è in mostra dall’8 novembre 2018 al 10 febbraio 2019 a Palazzo Morando, a Milano, ed è curata da Stefano Galli.

La mostra racconta tramite fotografie, manifesti, locandine e contributi video, l’evolversi della cultura e delle tecniche cinematografiche dagli inizi del ‘900 ad oggi, a Milano.

Vediamo passo passo come si articola la mostra.

Luca Comerio: uno dei pionieri del cinema a Milano

Inizialmente fotografo e poi interessato alla cinematografia, Luca Comerio, inizia effettuando le riprese della crociera di Re Vittorio Emanuele III nel Mediterraneo – e quindi, diventando fotografo personale del Re – e finisce con unirsi alla SAFFI (Società Anonima Fabbricazione Films Italiane) e costruendo a Turro, nel 1909, il primo stabilimento cinematografico, uno dei più attrezzati al mondo, che misura circa 80 metri di lunghezza per 25 in altezza.

Luca Comerio – Uscita dallo stabilimento Pirelli

La Milano sotto il Fascismo

Tutti i centri cinematografici vengono spostati a Cinecittà , quindi rimangono temporaneamente fermi a Milano. Solo attorno al 1950, il cinema a Milano, ricomparirà in linea con la voga del genere noir. Grazie a grandi registi come Leonardo Bonzi, Vittorio De Sica, Michelangelo Antonioni si restituisce a Milano la sua bellezza, con i suoi negozi eleganti e l’attività frenetica.

vittorio De Sica a Londra

La commedia degli anni 50′

Gli anni ’50 segnano il propagarsi rapido della commedia, detta “all’italiana”.
Grazie all’utilizzo dell’ironia si riesce ad aggirare la censura e quindi, spiegare l’anima del paese, evento che prima di allora non si era mai manifestato.
Film come Siamo tutti milanesi (1953), Napoletani a Milano (1953), Totò, Peppino e la… malafemmina (1956) svelano, con sarcasmo, il rapporto conflittuale che c’è in questo periodo tra milanesi e meridionali.

totÒ e Peppino

Il cinema industriale

La fine degli anni 50′ segna un boom economico e vede la città crescere culturalmente, aprendo musei e gallerie d’arte.
Nasce la casa di produzione 22 Dicembre, che prende il nome del giorno in cui è stata fondata nel 1961. Il suo promotore è il regista Ermanno Olmi che sosteneva fosse necessario un luogo dove si potessero produrre vari film con costi non troppo elevati e strutture modeste.

L’esperimento non ha vita lunga, infatti, nel 1963 la 22 Dicembre viene assorbita dalla Titanus, casa di produzione ancora oggi esistente.
Aziende come la Edison si interessano al cinema già negli anni ’20, per poi costituire negli anni 50′ una sezione dedicata alla cinematografia, quindi alla realizzazione di macchine da presa sempre più innovative.

Il Cinema d’animazione

Nel secondo dopo guerra la città di Milano dà vita all’animazione, prima cinematografica e poi televisiva.

Alcuni esempi sono:
Nino e Toni Pagot, che con l’avvento della tv intensificano la propria attività. Dalla loro penna, infatti, escono personaggi come Draghetto Grisù, Billo e Tappo, ma soprattutto il celeberrimo Calimero, che nel 1963, in Il Carosello, ha fatto la sua prima apparizione.
Osvaldo Cavandoli, la cui fama internazionale arriva grazie all’invenzione della Linea, che risulta rivoluzionaria grazie al rapporto tra creatore e creato, quindi tra la mano e il personaggio. L’essenzialità del personaggio ha avuto così successo che, anche dopo la chiusura del Carosello, Cavandoli ha comunque fatto successo a livello internazionale, diventando testimonial di alcuni prodotti.

Il “poliziottesco”

Il genere cinematografico che ha letteralmente monopolizzato gli anni 70′ e che è testimonianza concreta della realtà.
La nascita del “poliziottesco”, chiamato così dai critici, è dato dalla riflessione sulla malavita, molto presente a Milano. Moltissime bande, infatti, si volevano accaparrare il mercato della droga, della prostituzione, dei sequestri di persona e delle bische clandestine, facendo aumentare in maniera esponenziale il numero degli omicidi.

Milano, 06/09/1973 -Archivi Farabola

La città dell’inquietudine

È un periodo in cui Milano vede affiancarsi alla violenza criminale, quella di matrice terroristica che sfregia le sue strade, mostrata dal cinema in una visione più ampia, come nella pellicola Colpire al cuore (1982) di Gianni Amelio.

Gianni Amelio

Dagli anni 80′ il cinema a Milano ha caratteristiche proprie: i film raccontano storie in una città che ormai è diventata una metropoli, in cui le inquietudini sono all’ordine del giorno. Un ritratto odi Milano come una città di consumi, lavoro, periferie e che vede il suo sviluppo verticale nei cantieri, sempre più alti.

Un povero ricco (1983) con Ornella muti e Renato pozzetto

La “commedia alla milanese”

Si può parlare di commedia alla milanese perché ci sono diverse caratteristiche specifiche che la contraddistinguono: il grande numero di lungometraggi ambientati in città, le firme di registi importanti che hanno raccontato Milano, la presenza di attori che hanno utilizzato la parlata e un comportamento che si può definire “milanese”.

Diego Abatantuono in una tipica “Commedia alla milanese”

Il derby club

Nato alla fine degli anni Cinquanta come ristorante, il Derby si è presto convertito in sala da musica. Nel corso degli anni Sessanta la musica lascia il posto al cabaret e ai suoi protagonisti: Jannacci, Cochi e Renato, Nicheli, Maurino di Francesco, Boldi, Teocoli, Abatantuono, che ha portato con se il personaggio del “terrunciello”, Giorgio Gaber, Porcaro e molti altri.

Il derby club

Ogni sera i clienti, tra cui nomi grossi della politica, dello sport e della malavita, assistono qui a cinque numeri sotto l’attenta supervisione di Gianni Bongiovanni, fondatore e anima del locale dal 1959.
Poco dopo la morte del fondatore, il Derby Club chiude (1985) permettendo che tutti gli attori che erano passati di lì, diventassero liberi professionisti e raggiungessero la fama nel mondo del cinema.

La mostra, che è una passeggiata nella Milano che tutti conosciamo, ma analizzata per fasi, momenti storici e luoghi comuni, termina mostrandoci le immagini degli attori, dei film, dei set e le locandine che hanno fatto la storia di una città, ma soprattutto di un’intera società.

Francesca Muzio
II anno del corso di Scenografia

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1 commento

Le pubblicità che hanno segnato la storia — Hdemia SantaGiulia | il Blog · 9 Maggio 2019 alle 11:39

[…] Se parliamo di pubblicità in Italia non possiamo che citare Carosello, e tutto ciò che esso ha rappresentato e tutt’oggi rappresenta anche per chi si affaccia al mondo dell’animazione e della pubblicità (vedi qui il paragrafo sul CINEMA D’ANIMAZIONE). […]

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