In-Game Photography: il videogioco diventa arte

Pubblicato da Hdemia SantaGiulia il

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La in-game photography è una forma di new-media art, o remix-art come viene definita da molti, che consiste nel fotografare scene all’interno di videogiochi.

Eva e Franco Mattes

Questo fenomeno è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, facendosi strada anche attraverso gallerie d’arte moderna con progetti come Thirteen Most Beautiful Avatars di Eva e Franco Mattes, una serie di ritratti raffiguranti avatar del celebre videogioco Second Life, che fu esposto alla Postmasters Gallery a New York ed è considerato uno dei primi lavori di in-game photography.

Thirteen Most Beautiful Avatars, Eva & Franco Mattes (2006-2007)

COLL.EO

Un altro duo molto importante è COLL.EO, formato da Colleen Flaherty e Matteo Bittanti, che nel 2016 ha realizzato un progetto, ispirato a Stephen Shore e Martin Parr, chiamato Boring Postcards From Italy, che ritrae i tipici scaffali di metallo delle cartoline.

Boring Postcards From Italy, COLL.EO (2016)

Gli scatti sono stati realizzati all’interno di Forza Horizon 2, un videogioco automobilistico ambientato in un’Italia stereotipata, come se fosse tirata fuori da una cartolina appunto.

Boring Postcards, Stephen Shore e Martin Parr

La coppia ha poi deciso, in modo analogo a Shore, di stampare questi scatti e realizzare delle cartoline, per poi posizionarle discretamente proprio su degli scaffali in giro per il Nord Italia; di tutti questi scatti esiste una copia fisica, che è reperibile su Amazon.

Boring Postcards From Italy, COLL.EO (2016)

Altri loro progetti degni di nota sono spesso riproduzioni di Happening o di Performance ispirate a quelle di Vito Acconci, Adrian Piper e David Wojnarowicz.

La maggior parte di questi progetti sono stati realizzati con strumenti forniti dagli sviluppatori di questi videogiochi, con il semplice strumento di cattura di Windows.

DUNCAN HARRIS

Nel caso di Duncan Harris, invece, le fotografie sono scattate con software che modificano il codice sorgente del gioco e permettono all’utente di poter scattare in totale libertà e gli danno la possibilità di modificare eventualmente le fotografie con dei tools inclusi in questi programmi.

Harris, grazie a queste mod (modifiche del software), è riuscito a creare lavori articolati e ad acquisire fama, fino a farsi notare da Arkane Studios, una casa di sviluppo con sede a Lione che, nel 2012, gli ha commissionato la realizzazione di alcuni scatti, fornendogli una versione ad-hoc di uno dei suoi giochi più famosi: Dishonored.

Black Market, Duncan Harris (2013)

Lost in translation, Duncan Harris (2013)

Lo scopo del progetto era appunto quello di mostrare gli ambienti di gioco prima del suo rilascio sul mercato. Harris vanta un background come publisher di Britsoft, una delle riviste videoludiche più importanti del Regno Unito, ma ora si concentra principalmente sul suo blog: Dead End Thrills, fondato nel 2008, casa dei suoi fantastici progetti fotografici.

Lost in translation, Duncan Harris (2013)

LEONARDO SANG

Un altro artista di alto rilievo è Leonardo Sang, brasiliano classe 1990, fotografo autodidatta dal 2009, laureato in design industriale alla Mackenzie University a San Paolo e co-fondatore di Estúdio Arnold nel 2011.

Backseats, Leonardo Sang (2010- )

Sang è conosciuto per il suo progetto più massiccio: Backseats, una collezione di scatti realizzati su videogiochi automobilistici, scattando dal sedile posteriore, fornendo una nuova prospettiva in questi mondi videoludici dove non si è né pilota né copilota, ma semplicemente un passeggero che si gode la vista e il viaggio.

Backseats, Leonardo Sang (2010- )

Nel 2016 Sang fu invitato da Nvidia, produttore di schede grafiche, a provare un software realizzato da loro, studiato appositamente per la in-game photography: GeForce Ansel.

Canal De Loop, Gilangadu (2018)

Non necessita modifiche al codice sorgente di alcun gioco e fornisce strumenti per realizzare produzioni fotografiche di altissimo livello; è stato introdotto con il lancio di The Witcher III: Wild Hunt, per mostrarne le capacità e gli output straordinari.

Under Threat, Gilangadu (2018)

Il programma è completamente gratuito e permette di fermare l’azione in qualsiasi momento tramite la pressione di una combinazione di tasti e modificare la scena a proprio piacere, applicare filtri, grana ed effetti di vario genere.

FFXV, Gilangadu (2018)

Clean Kill, Gilangdanu (2018)

MARCO CADIOLI

Ovviamente non potevo non includere il lavoro creato dal nostro docente di Net Art in Accademia SantaGiulia, Marco Cadioli, su Second Life: Marco Manray reporter in Second Life (2005-2008).

Rousseau Reloded, Marco Manray Cadioli (2006)

Si tratta di una collezione di documentari fotografici sugli eventi principali all’interno del gioco, le persone, l’arte e la vita quotidiana su SL, allo scopo di mostrare la nascita del metaverso.

Eva & Franco Mattes, Marco Manray Cadioli (2006)

Un altro lavoro degno di nota è ARENAE (2005), un reportage in bianco e nero sui campi di battaglia della rete che riprende l’estetica di Robert Capa e in generale delle foto di guerra.

ARENAE, Marco Manray Cadioli (2005)

Cadioli si introduce in questi mondi per catturarne l’intensità, dove la sua unica arma è una fotocamera (virtuale); scatta e si muove in modo rapido, ansioso cercando di raccogliere più foto possibili prima che venga colpito da un proiettile.

ARENAE, Marco Manray Cadioli (2005)

La visione che vuole trasmettere è che queste arene ludiche non sono altro che un’estensione delle arena tradizionale, dove i gladiatori si sfidavano per la gloria, per la fama e per intrattenere un pubblico insaziabile.

ARENAE, Marco Manray Cadioli (2005)

Il risultato è una serie di stampe digitali che rievocano l’aspetto delle foto della guerra “vera”, implicando che tra quest’ultime e gli scatti architettati e realizzati da Cadioli non vi sia molta differenza, e di come i concetti moderni di violenza, passato e conflitto sono composti, essenzialmente, da immagini.

Der Neue Wanderer, Marco Manray Cadioli (2008)

C’è da menzionare, inoltre, che questo lavoro è stato esposto alla Biennale di Venezia del 2011, confermando il fatto che la in-game photography sia considerata, a tutti gli effetti, una forma d’arte.

Marco Bonomi
I anno del corso di Nuove Tecnologie dell’Arte

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