DAD e 5 consigli di sopravvivenza

Pubblicato da Hdemia SantaGiulia il

Ragazzo che sta editando una fotografia su Photoshop”

Vi starete chiedendo perché mai dovrei scrivere un articolo sulla didattica a distanza (DAD) quando la maggior parte degli studenti è ormai tornata in presenza…

Nel momento in cui ho scritto questo articolo
la maggior parte delle lezioni si svolgeva ancora online ed ero ormai arrivata al limite estremo di sopportazione.

Ma facciamo un passo indietro

Vi sarete accorti tutti che la pandemia non ha portato molti benefici agli studenti e ai docenti. Più in generale direi che l’istruzione è stata fortemente penalizzata e si è fatto fatica a capire come gestire la pandemia in aule affollate che impediscono il rispetto del distanziamento di sicurezza.
Dal punto di vista umano ci sono stati molteplici riscontri negativi. Per gli studenti, i principali danni sono stati la perdita della concentrazione, della voglia e la mancanza di socialità, che influisce molto a livello psicologico, sopratutto nei più giovani.

Un’altra inevitabile conseguenza è stato il peggioramento della formazione degli studenti. Alcuni Istituti si sono velocemente adattati alla didattica a distanza, grazie anche alle piattaforme facili e intuitive come Google Meet; per altre realtà è stato difficile affrontare il cambiamento. Ne consegue che gli studenti non hanno avuto la possibilità di imparare e di formarsi in modo adeguato e completo.

Lezione di Photoshop di un ragazzo da casa. @pixabay
Lezione di Photoshop di un ragazzo da casa. @pixabay

Piccolo racconto personale

La mia prima settimana di DAD è stata decisamente sconvolgente, considerando che la prima attività online che io e i miei compagni di corso abbiamo svolto a distanza sono stati gli esami. Ecco la foto dell’istante precedente al mio primo esame davanti a uno schermo.

“Una ragazza che sta aspettando di entrare in una riunione meet per il primo esame online
Io che aspetto di entrare nella riunione di Google Meet per il primo esame online. Marzo 2020 @sarabaricelli

Sono sempre stata una persona piuttosto ansiosa e per questo non ho vissuto benissimo l’inizio del mio percorso virtuale. Fortunatamente le cose sono migliorate, potevo dormire di più e non dovevo preoccuparmi di vestirmi bene. Per certi aspetti mi è piaciuto e continua a piacermi.
Inoltre, l’Accademia ha saputo gestire egregiamente le lezioni online sostenuta dalla potenza e l’intuitività di Google e il servizio di Google Meet.

L’Accademia, infatti, gli anni precedenti al Covid, aveva sottoscritto l’abbonamento a Classroom, il servizio di Google che permette di creare delle classi virtuali dove poter caricare materiali da parte degli studenti, assegnare compiti e condividere dispense da parte dei professori. Durante il lockdown, Google ha lanciato un nuovo aggiornamento inserendo la funzione delle videochiamate, solitamente offerta da Google Meet in maniera separata, direttamente all’interno di Classroom. Perciò, gli studenti hanno sentito meno la fatica del cambiamento digitale. Dopo un mese di lockdown e di lezioni quotidiane, a volte decisamente pesanti, ho iniziato a sentire la fatica della didattica a distanza.

Tante ore di lezione, tanti progetti e nessuna valvola di sfogo o nessuno stimolo creativo. Ho iniziato a rendermi conto che avrei vissuto il mio ultimo anno del triennio davanti a uno schermo senza poter condividere e vivermi le giornate in Accademia accanto alle mie compagne, tra una risata e l’altra, la pausa caffè, le file davanti al microonde del bar.

Mi sono sentita dire tante volte che mi sarei dovuta rassegnare ma non credo di esserci mai riuscita.
Per questo motivo, dopo un periodo “no” ho optato per riorganizzarmi le giornate e riuscire a cambiare atteggiamento.

Ora frequento il biennio specialistico

A novembre (2020) la seconda ondata ha fatto sì che richiudessero di nuovo tutto e siamo stati costretti a riprendere le lezioni online.

Per questo motivo, carica di esperienza dal primo lockdown, ho trovato 5 modi per sopravvivere alla DAD e adattarmi a una situazione che sarebbe durata ancora a lungo e che, per alcuni aspetti, coinvolge ancora molti di noi che si trovano a gestire la formula della didattica in presenza o a distanza a seconda del contattato stretto o indiretto con soggetti positivi.

5 modi per sopravvivere alla didattica a distanza

Eccoti quindi i miei 5 suggerimenti per sopravvivere alle lezioni online.

1. Postazione di lavoro

Durante le lezioni vedo una mia compagna con uno sfondo sempre diverso, prima era in came- ra e l’ora dopo me la ritrovo in salotto o in cucina. Idea geniale.
Sembrava così scontato che io dovessi fare lezione in camera mia tutti i giorni, tutte le ore, che mi sono completamente dimenticata di avere altre stanze a disposizione nella mia casa.

Ho iniziato così a frequentare le lezioni in ogni tipo di angolo della mia casa. Questo mi ha permesso di concentrarmi di più e di sentire meno lo stress di ritrovarmi nello stesso posto per ore, giorni e mesi. Consiglio, quindi, se si ha la possibilità di cambiare spesso ambiente.

2. Prenditi cura del tuo corpo

Il Covid 19 ha fatto fuoriuscire il mio spirito pigro e il divano è diventato il mio migliore amico nella prima fase della pandemia. Seguendo le dirette Instagram di alcuni influencer e di video su YouTube sono riuscita a prendermi cura del mio corpo e di conseguenza della mia mente. Suggerisco almeno un’ora al giorno dentro o fuori casa dove ci si dedica al proprio benessere fisico, perché fa passare il tempo e aiuta a trovare serenità mentale. Durante la pandemia si sono moltiplicate le app che seguono le persone negli allenamenti o nell’attività fisica. Ma più semplicemente basterebbe anche dedicarsi a una passeggiata quotidiana con il proprio cane o in solitaria.

Ragazza che fa yoga in casa
Ragazza che pratica yoga a casa. @unsplash

3. Riscopri le tue passioni

Non uscendo più di casa mi sono resa conto che mi “avanzava” un po’ di tempo libero che ero stufa di passare davanti a Netflix. Cercando qualche merendina diversa dal solito nella mia dispensa, ho riscoperto la voglia di cucinare. Ho così iniziato a sperimentare tutti i cibi che ho sempre voluto fare ma che mi occupavano troppo tempo. Mi sono cimentata in torte, gnocchi, pizze, biscotti.

Il mio suggerimento è quindi quello di appassionarsi a un’attività che si è lasciata da parte, o una nuova come il ricamo, il disegno, leggere dei libri, ma più banalmente anche giocare ai videogiochi o fare giardinaggio. Concentrarsi su un’attività diversa dalle sole lezioni, libera la mente dal costante pensiero di sentirsi rinchiusi e bloccati tra quattro mura.

4. Planner giornaliero

Il mio consiglio è quello di organizzare bene la giornata in modo da averla sempre piena. Dopo aver trovato ciò che ti fa distrarre, un buon metodo per far passare il tempo è quello di non avere più tempo per fare niente.
Se si riesce ad organizzare giorno per giorno un programma che occupa ogni ora della giornata, si sentirà meno il peso del non poter uscire o non sapere cosa fare.

5. Rendere la vita il più normale possibile

Durante la pandemia la parola normalità non poteva essere pronunciata perché si scatenavano stati d’animo contrastanti tra la consapevolezza di non poter uscire, la voglia di varcare la porta di casa e la paura.
La vita normale di prima non esiste più, basti pensare all’uso della mascherina che ci accompagna ormai da un anno e mezzo.

Il mio consiglio, però, è quello di adattare la pandemia alla vita. Fare la spesa può sembrare noioso, ma, facendola unisci l’utile al dilettevole, esci di casa, ti distrai occupando il tempo e ti sembrerà comunque di aver passato una giornata semi-normale.
Il weekend organizza aperitivi virtuali, preparati un pirlo (uno spritz), chiama i tuoi amici in videochiamata e rilassati. Aggiungerei anche un po’ di musica in sottofondo e perché no mettiti a ballare, cantando a squarcia gola.

Dopo il Covid la normalità non esiste più (chi definisce cosa è “normale” o meno?), quindi il mio consiglio è di creartene una nuova.

Due ragazze in videochiamata
Ragazza in videochiamata con un’amica. @unsplash

Per concludere, nonostante i due anni di DAD che mi sono ritrovata a dover affrontare senza possibilità di scelta, posso affermare che le lezioni online abbiano ottimizzato i tempi degli studenti e la possibilità di connettersi ovunque con chiunque. Ciò ha portato anche a creare degli ibridi tra le due modalità di formazione.

In Accademia, per esempio, si è data priorità in presenza alle materie laboratoriali o pratiche, mentre quelle teoriche sono rimaste online. Rimango però dell’idea che l’istruzione e la formazione scolastica, accademica e universitaria sia necessario viverle in un ambiente consono. Gli studenti sono tali perché sono inseriti in una realtà creata su misura per loro che deve mettere a disposizione aule, strumenti e modalità per potersi formare, confrontare e progettare, ma soprattutto per poter diventare i nuovi cittadini del futuro che – lo dico con molta fiducia – cambieranno il mondo.

Per altri consigli vi lascio un link che può essere utile per trovare altre alternative per sopravvivere alla didattica a distanza.

Sara Baricelli,
I anno del biennio specialistico di Grafica e Comunicazione (A.A. 2020/21)


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