La scultura come denuncia sociale
Il monumento, oggi, ancora oggi, deve essere strumento e messaggio di denuncia. La scultura, un’esperienza individuale estesa a un fatto collettivo.
Il Diploma Accademico è il titolo rilasciato dalle istituzioni AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica) al termine di un percorso di studi strutturato e riconosciuto a livello nazionale ed europeo. Si articola in due livelli: primo livello (equivalente alla laurea triennale) e secondo livello (equivalente alla laurea magistrale).
Questo percorso formativo combina competenze teoriche, progettuali e operative, con un forte orientamento ai settori artistici, creativi e culturali. L’obiettivo è formare professionisti capaci di inserirsi nel mondo del lavoro con un profilo qualificato, aggiornato e coerente con le evoluzioni del mercato contemporaneo.
Il monumento, oggi, ancora oggi, deve essere strumento e messaggio di denuncia. La scultura, un’esperienza individuale estesa a un fatto collettivo.
Carlo Ricchini, scultore dell’Hdemia SantaGiulia, ricerca nella Scultura il legame fra il materiale e l’artista che lo lavora.
La studentessa Anna Ramera, durante il corso di Sistema Arte, approfondisce, l’uso dei canoni estetici classici antichi e l’approccio con la scultura oggi.
“La scultura può essere una valida ricerca sui ruoli, sulle maschere e sulle convenzioni che la società impone all’uomo e al genere maschile o femminile”.
Richard Serra nel 1967-1968 pubblica una sua VERB LIST di azioni sulla scultura
L’onda generatrice ha uno sviluppo di 11 m e un’altezza massima di 2,35 m e diventa onda grazie ad alcuni giovani italiani e immigrati extracomunitari.
“L’università da molti sbocchi a chi li sa cogliere”, parola di Mura e Pezza, giovani designer di gioielli nati da un incontro quasi casuale.
40 opere grafiche degli studenti dell’Hdemia SantaGiulia in mostra presso la fattoria didattica del Parco Giardino Sigurtà dal 23 maggio al 14 giugno 2015.
“Uomini in guerra” è un progetto teatrale dedicato alla Grande Guerra vista con gli occhi di un tenente austroungarico di origini ebraiche.
Parlare di scenografia per la televisione è impossibile: è come voler materializzare con le parole le foto ricordo di un viaggio, di una storia, di un luogo.