L’Italia non è un Paese per mediocri

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L’Italia è una matrigna brutta e cattiva, come oggi molti la dipingono, o una madre buona che, pur con qualche difetto, può ancora raccogliere attorno a sé una robusta famiglia, capace di affrontare il mondo con la forza necessaria.

Il vero rischio dell’Italia è l’isolamento

christopher czermak – unsplash

Ad oggi il vero problema dell’Italia e degli italiani è la mancanza di visione.
Sui libri spesso si legge che la conoscenza è magica e che, se condivisa, aumenta. Purtroppo con questo sistema antiquato, il tutto sembra impossibile.

I numeri in mano alla Farnesina (2018) parlano chiaro: ​5.114.469 gli italiani all’estero.
Il 2,8% in più rispetto al 2017 e il 64,7% in più rispetto al 2006 quando l’Aire (l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero) ne contava “solo” 3,1 milioni.

La maggioranza degli espatriati (56%) ha un’età compresa tra i 18 e i 44 anni, a cui si deve aggiungere un 19% di minorenni (24.570 minori di cui il 16,6% ha meno di 14 anni e l’11,5% meno di 10 anni).

Per non farci mancare nulla, il grado di istruzione di chi se ne va è più alto rispetto al passato: “il 34,6% ha la licenza media, il 34,8% è diplomato e il 30% è laureato“.

Una situazione che fotografa le difficoltà dei più giovani di accedere al mondo del lavoro.

helena lopes – unsplash

Perché questa fuga costante di cervelli o meglio, di organi?

Non ci sono punizioni per chi sbaglia, non premi per chi merita.
La meritocrazia? Un concetto molto lontano dalla nostra terra. Un Paese così non può funzionare.

“L’Italia è come il gigante Gulliver”, citando Piero Angela, imbrigliata da mille lacci che ne immobilizzano la forza. Un problema che non si può risolvere in cinque minuti.

Ma come ripartire se la fuga è la prima soluzione?

Nel dopoguerra, ogni giorno si vedeva un miglioramento: si costruivano le case, le strade, nascevano cose nuove. La vita proseguiva.

Oggi, invece, ogni giorno scompare qualcosa. Gli italiani si perdono assuefatti dal degrado. Non vedono via d’uscita. Sono arrabbiati. Nutrono rancore.
Sono stanchi di un Paese fermo. Come sciogliere quindi questi lacci?

Ramon salinero – unsplash

Lavoro, giovani e disoccupazione.
Questo il trittico da smontare per far tornare appetibile l’Italia​.

I dati ​Istat​ di inizio 2019 affermano che il tasso di disoccupazione è sceso al 10,3%.
Un piccolo bagliore di luce.

Il perché risiede nel patriottismo che si celebra in ​Braveheart​. Film ad alto impatto emotivo, in cui un giovane ​Mel Gibson​ esplora il mondo per poi ritornare nella sua terra natiaPer custodirla, per viverla, per migliorarla.

È troppo semplice lavarsi le mani e prendere un biglietto di sola andata per un futuro che non parla la nostra lingua.

Rimanere in Italia, perché è un posto dove i non mediocri possono ancora dire qualcosa, dove alla fine chi si impegna ed ha davvero qualcosa da offrire, ce la fa. Dove se non ti accontenti e non ti biasimi, arrivi.

Un paese dove noi – molte volte poveri, sfruttati, senza pensione, senza casa e senza auto – possiamo davvero cambiare le cose.

L’Italia non è un Paese perfetto ma, diciamoci la verità, nemmeno il mondo è un luogo facile.

Camillo Frigeni 
II anno del corso di Web e Comunicazione d’Impresa

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