Abitare in Africa: i materiali e le decorazioni

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L’architettura dell’Africa presenta una grande varietà di forme, che riflette sia la complessa storia delle popolazioni che abitano questo continente e il loro adattamento alle diverse condizioni ambientali delle singole regioni, sia la creatività e l’originalità di ciascuna popolazione.

Si tratta di un’architettura caratterizzata soprattutto dall’uso di materiali leggeri a chilometro 0 come canne, legno o fango e, meno frequentemente, la pietra. Gli edifici possono avere pianta circolare, quadrata o rettangolare.

La terra cruda, sotto forma di mattoni modellati a mano o in casseforme e poi essiccati al sole, è il materiale da costruzione più antico e più diffuso in tutto il continente africano.

Ancora oggi nell’intera Africa le grotte rappresentano la dimora estiva di pastori seminomadi. Gli spazi interni vengono suddivisi con tramezze di pietre o stuoie, così da ricreare ambienti analoghi a quelli delle architetture stabili.

La mobilità delle popolazioni africane, dovuta a fattori climatici, economici e politici, ha fatto sì che modelli di case trasportabili siano ancora oggi molto diffusi soprattutto tra i gruppi dediti alla pastorizia, alla pesca e, in alcuni casi, all’agricoltura.

Le case di fango

La terra cruda è un materiale straordinario: costituisce uno dei primi e più diffusi materiali da costruzione nella storia dell’umanità ed è di certo destinato ad essere utilizzato anche nel futuro. Rappresenta, infatti, una valida alternativa al cemento senza procurare emissioni di carbonio nell’atmosfera.

In Mali, in Africa, ad esempio, non è facile per tutti avere una propria casa in cui vivere, eppure, realizzare una casa con questa tipologia di materiale permette di ottenere una soluzione efficace ed economica che, non solo consente a tutti di avere un’abitazione ma, allo stesso tempo, è ecosostenibile.

Questa tecnica di costruzione consente, infatti, non solo di combattere il problema della massiccia deforestazione, causato dal taglio degli alberi necessari per realizzare la struttura principale delle case, ma anche di sopperire all’elevato costo dell’acciaio usato per i tetti, spesa che non tutti possono permettersi.

Il gruppo etnico dei Musgum, nell’estremo Nord del Camerun, ad esempio, costruisce le case con il fango compresso ed essiccato al sole. Con le loro curve sagomate con le mani, queste abitazioni dalla forma fortemente evocativa imitano strutture organiche simili a conchiglie.

I muri di queste case sono molto più spessi alla base che in cima per migliorarne la stabilità, conferendogli la tipica forma allungata.

Inoltre, la loro superficie esterna presenta dei gradoni che potrebbero essere scambiati per semplici decorazioni, ma in realtà servono per due motivi: raggiungere la cima dell’edificio durante la manutenzione e canalizzare le acque piovane.

Diversi sono i vantaggi derivanti dalla costruzione delle case in fango: i mattoni rendono la casa più fresca nella caldi estati dell’Africa, rispetto alle lamiere di metallo e sono in grado di trattenere meglio il calore durante l’inverno; senza contare che la costruzione in fango rende  l’ambiente piacevole e confortevole.

Le decorazioni

Le abitazioni africane sono decorate prevalentemente con pitture murali a motivi geometrici.

Lo street artist El Seed

Nel sobborgo di Manshiyat Naser, a sud-est del Cairo, l’artista di strada franco-tunisino El Seed ha realizzato uno stupefacente murales sulle pareti di 40 edifici.

Con il progetto Perception, quindi, ha portato un po’ di arcobaleno e speranza nella “città spazzatura, ignorata dalle autorità locali, ma indispensabile perché le aree limitrofe non soccombano.

In questo luogo, infatti, la spazzatura è accatastata ovunque: sui balconi, sui tetti piani e negli scantinati, in quanto la maggior parte degli abitanti sopravvive rivendendo i rifiuti raccolti nella capitale vicina.

Il disegno di El Seed si sviluppa come un testo arabico dai colori vivaci.
I frammenti separati sui singoli palazzi compongono assieme una citazione di S. Atanasio di Alessandria“Chiunque voglia vedere chiaramente la luce del sole deve prima pulirsi gli occhi”, visibile per intero solo salendo sulla cima del monte Muqattam, poco distante.

Il murales restituisce così una nuova luce al piccolo centro, in quanto l’arte può portare bellezza laddove, il bello, non c’è.

Durante una conferenza El Seed ha affermato:

“L’obiettivo era lasciare qualcosa a questa comunità, ma sento che sono loro che lasciano qualcosa a noi. Il progetto artistico era solo un pretesto per questa incredibile esperienza umana.
L’opera d’arte a un certo punto scomparirà, svanirà, e c’è qualcuno che sta costruendo un secondo piano così coprendo parte del dipinto, quindi potrei dover tornare e dipingerci sopra.
È stato per l’esperienza, per la storia, per il momento.

Le case di Tiebelè

Inoltre, in Burkina Faso, al confine con il Ghana, in Africa, c’è un villaggio in cui le case sono delle vere opere d’arte.

A Tiebelè, infatti, le abitazioni sono costruite in fango e sono decorate dalle donne del villaggio con immagini di vita quotidiana o con simboli d’ispirazione religiosa.
Le donne abbelliscono le case dopo la stagione delle piogge e per proteggere i disegni dalle intemperie utilizzano una speciale tinta naturale.
Le decorazioni in nero sono realizzate con pietre scurite sul fuoco, quelle chiare con il gesso.

Le case di questa popolazione hanno una struttura molto particolare, con muri di difesa e pareti molto spesse per proteggere dall’eccessivo calore. Inoltre, hanno diverse forme a seconda dello “stato sociale” di chi le abita: sono rotonde e piccole per i giovani scapoli, rettangolari per le giovani coppie, a forma di otto per le signore anziane con bimbi piccoli.

L’artista Esther Mahlangu

Esther Mahlangu è una delle poche artiste provenienti dall’Africa, la cui arte è spesso esibita sulla scena internazionale. Le sue opere sono presenti nelle più importanti collezioni private e in molti musei occidentali.

È nata nel 1936 in Sudafrica e appartiene alla tribù Ndebele. Inizia a dipingere a soli dieci anni, seguendo gli insegnamenti della madre e della nonna, e da allora non ha più smesso perché, come lei stessa confida, la sua arte la fa sentire “molto felice”.

L’artista segue una tradizione locale che prevede che questo particolare tipo di tecnica pittorica sia tramandata in famiglia, comunicata, appresa e trasmessa solo dalle donne. Tali dipinti sono strettamente connessi con l’antica tradizione di decorare le case, in occasione del rito di passaggio dei figli maschi all’età adulta.

Per festeggiare quest’avvenimento le donne ridipingevano completamente sia l’interno sia l’esterno delle loro case. Tali disegni erano caratterizzati dalla presenza di forme geometriche ripetute, limitate da un sottile bordo nero in deciso contrasto con lo sfondo bianco, tracciato in modo molto netto.

L’artista ha decorato con le sue linee e le sue figure geometriche tele, sculture, ceramiche, automobili e addirittura aerei. La Mahlangu ha realizzato nel 1991 la prima “African Art Car”, una BMW 525i, collaborando con artisti come Andy Warhol.

Gaia Vezzoli
II anno del corso di Decorazione – Interior Design

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