Iperconnessione & Digital Lifestyle

Pubblicato da Hdemia SantaGiulia il

Share Art!

Quaranta secondi. È il tempo medio di attenzione davanti a uno schermo quando siamo al lavoro anche in questa fase di iperconnessione. Fuori dall’ambiente di studio o lavoro, va ancora peggio: saltiamo continuamente da una foto Instagram a una chat, da un post all’altro di Facebook, da un link all’altro, da una e-mail all’altra.

“Iperconnessi e in disaccordo con tutti” questo è l’incipit con cui Le Luci della Centrale Elettrica nel marzo 2017, esordivano con il singolo “Iperconnessi”, come a sottolineare un mondo che sta cambiando talmente rapidamente che si fa fatica a controllarne le dinamiche.

Photo by Jacob Ufkes on Unsplash

Viviamo oggi in un’epoca macchinosa in cui passato e presente continuano a scontrarsi, in cui le parole sembrano non bastare mai, dove le relazioni interpersonali cambiano e non ci si guarda più veramente negli occhi.

Orgogliosamente Stupidi​ recita invece Dario Vignali, imprenditore italiano, che sottolinea come ad oggi ricordare a memoria le poesie e le capitali del mondo non importi più; le tabelline recitate ai nonni la domenica per avere quel piccolo riconoscimento sembrano un rituale passato, antico, perduto per sempre.

Se sei ancora qui vuol dire che i quaranta secondi sono passati, bene proseguiamo!

Tutto passa da uno schermo, da una rapporto binario, dove ad una richiesta segue una risposta molte volte non controllata e spesso fuorviante. Il tutto è affidato ad una macchina che, dovrebbe facilitare, ma molte volte limita e rallenta le nostre capacità.

Chi di voi uscirebbe di casa per un lungo viaggio senza una mappa virtuale nella tasca?Domanda provocatoria, che mira a sottolineare quanto in passato questa fosse una dote di pochi, dove al massimo ci si perdeva per poi chiedere al primo passante, o benzinaio che fosse, la giusta direzione.

La realtà è che il futuro e l’iperconnessione appartengono a chi saprà usare e sfruttare i nuovi strumenti digitali, a chi saprà sfruttare al meglio la loro potenzialità, a chi saprà adattarsi a questa giostra che oltre ad essere in continuo movimento, cambia direzione senza nessun preavviso.
Charles Darwin aveva scritto qualcosa al riguardo…

Paolo Buffa, Sala d’Attesa

Gli italiani sono terzi al mondo per diffusione del cellulare, più di otto persone su dieci ne hanno uno.

Come riuscire quindi a non rimanere inghiottiti da questo vortice, come non rimanere chiusi in quello che Charlie Brooker ha definito Black Mirror, capace di emozionare, ma al momento stesso di distruggere le persone e la loro vita di tutti i giorni?

Per chi non conoscesse Black Mirror si tratta di una serie tv ambientata nel futuro e ispirata al mondo di oggi e all’iperconnessione che lo domina.
È incentrata sui problemi di attualità e sulle sfide poste dall’introduzione di nuove tecnologie, in particolare nel campo dei media.
Se tutto questo ti sembra fantascienza, è il momento di lasciare il tuo telefono a casa e uscire a fare una passeggiata, osservando le persone e il loro modo di vivere il quotidiano.

Photo by Robin Worrall on Unsplash

Non troverai niente di sbalorditivo, questo è certo, solo volti immersi in schermi lucidi che ricreano realtà diverse da quelle che nel mondo analogico non possono avere.
Possiamo sicuramente affermare che, ad oggi, il mondo digitale ci sta semplificando la vita. Ovviamente non sto parlando solo di affari personali, ma anche professionali.

Una domanda – risposta sempre più rapida e priva di riflessione critica.

Se chiedi ti verrà dato.

Ad oggi semplicemente con delle parole chiave possiamo conoscere un concetto che fino a pochi attimi prima era lontano mille anni luce, rinchiuso in qualche biblioteca dispersa nei meandri del centro Italia. Questo processo è chiamato con un neologismo folksonomia.
La Folksonomy è uno stile di categorizzazione collaborativa che utilizza parole chiave liberamente scelte, che sono definite tag.
Il tagging consente di ottenere, anziché rigide categorie, un’associazione multipla e in sovrapposizione, la stessa usata dal cervello umano.

Photo by Federico Beccari on Unsplash

Come disintossicarsi e riassaporare il lento trascorrere delle giornate, considerando che il nostro smartphone è una centrale elettrica pronta a scatenare delle tempeste?
Cosa fare per non rimanere inghiottiti da mille notifiche, vibrazioni ed e-mail?
Come prendersi del tempo visto che siamo diventati accessibili 24 ore su 24?

La maggior parte delle volte siamo infatti bombardati da notifiche inutili che interrompono quello che stiamo facendo distraendoci senza un buon motivo.
Quindi quando installi un’app, stai attento a non autorizzare automaticamente l’invio compulsivo di notifiche, togli tutte quelle di cui dubiti la vera utilità.

Prova a pensarci: se tutto è degno di una notifica, nulla sembra importante. Se in una stanza tutti urlano a chi prestiamo attenzione?

Moby & The Void Pacific Choir · Steve Cutts Illustration & Animation

Steve Cutts, noto illustratore di base a Londra (autore del video qua sopra), ad esempio, attraverso un fenomeno mediale condito di satira, cerca di comunicare la situazione tecnologica odierna e la sua influenza sulla vita delle persone.
Come il suo, sono stati eseguiti molti altri esperimenti di questo genere, come quello realizzato dall’agenzia creativa Six:Thirty che analizza il fenomeno dell’iperconnessione attraverso un progetto di ricerca.
Unread Message​, infatti, ha esplorato i modi in cui la tecnologia influenza il nostro pensiero e le nostre azioni.

Unread Message, Six Thirty

Matteo Loglio nel 2016 ha indagato quanto sia difficile controllare la connessione, che ci porta ad avere dei comportamenti indotti incontrollati, che interferiscono con le nostre attività quotidiane, il lavoro e le relazioni.

Questi sono appunto inconsci e diventano azioni meccaniche.

L’inserimento della password quando accendete il computer o sbloccate il telefono per poi ribloccarlo, senza nemmeno aver guardato lo schermo o prestato la minima attenzione, sono due di molti esempi che rendono l’idea dello sviluppo progettuale di Nomu.
Nomu può essere utilizzato come facilitatore di esperienza e pianificatore delle proprie attività online. Pianificando le attività prima di aprire il browser, abbiamo il controllo della nostra esperienza online.
Esso mira quindi a filtrare contenuti indesiderati dall’esperienza online, aiuta gli utenti ad avere un’esperienza di consumo dei contenuti digitali priva di distrazioni e di ritornare a possedere una navigazione “focalizzata”.

Nomu, Matteo Loglio

Great technology should improve life, not distract from it.

In questo mondo dove domina l’iperconnessione, in cui ci scambiamo ogni giorno 150 miliardi di email e 42 miliardi di messaggi Whatsapp, dobbiamo trovare il modo per ritornare ad ascoltarci: nativi digitali, millenials, docenti, studenti e lavoratori tutti.

Tu che stai leggendo questo articolo cosa pensi di fare?

Una domanda semplice molte volte necessita risposte complesse, che forse ad oggi ancora non abbiamo.

Camillo Frigeni
II Anno del corso di Web e Comunicazione d’Impresa

Share Art!

0 commenti

Lascia un commento