Alla ricerca della nitidezza

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“È bella come lente? Si, è molto nitida!”.
Fin troppo spesso, quando si cerca una nuova lente per la propria fotocamera o videocamera, si incappa in questo termine: nitidezza.

Sembra sempre più di frequente un’ossessione quella della ricerca della lente più nitida possibile.

D’altro canto, anche i nuovi prodotti di alcune delle maggiori industrie del mercato fotografico sembrano interessate solo alla nitidezza.
Leader in questa corsa al dettaglio la nipponica Sigma; proprio lei che negli ultimi anni ha guadagnato una grossa fetta di mercato con la sua nuova linea di lenti “Art”, compatibili con la maggior parte dei corpi macchina sul mercato.

La loro rapida diffusione è infatti data, oltre che da un prezzo decisamente competitivo, da una quasi incredibile nitidezza di praticamente ogni lente della serie.
Non è però l’unica, si potrebbe dire che tutte le maggiori industrie ormai puntino quasi esclusivamente a rendere i propri vetri sempre più precisi.

Serve davvero tutta questa nitidezza?

Molti a questa domanda potrebbero rispondere, quasi istintivamente, di si, o comunque ritenere che non possa essere un problema avere più nitidezza possibile.
In caso di fotografia commerciale, specie still life di prodotti, sicuramente non può che far comodo, ma quando ci si occupa di ritrattistica, si è sicuri di voler di registrare sul sensore ogni singolo poro della pelle di chi stiamo fotografando?

Cosa non si considera?

La risolvenza, è solo uno dei fattori che determina la qualità di una lente.
Un’altra caratteristica molto importante, che si rischia di andare perdendo è il micro- contrasto, ovvero, la capacità di una lente di trasmettere, permettendo così al sensore di catturare, le varie sfumature di colore, cosa che appare più facilmente evidente nella fotografia in bianco e nero.
Non bisogna poi dimenticarsi del bokeh, ovvero come la lente reagisce alle parti non a fuoco dell’immagine, la capacità di rendere più o meno gradevole, o in alcuni casi addirittura particolare, lo sfondo delle nostre foto.

Le lenti vintage

Questi elementi, che non crescono né migliorano con l’aumento di nitidezza, vanno a a determinare la tridimensionalità dell’immagine che il nostro corpo ottico riesce a trasmettere, e contemporaneamente rendono ogni lente, o quantomeno serie di lenti, unica, con un proprio “sapore” ed, in alcuni casi, una propria estetica.
Questa ultima cosa è più facilmente riscontrabile in quelle che vengono definite “lenti vintage”.

L’avanzare tecnologico ha portato ad avere lenti sempre più complesse dal punto di vista della costruzione ottica, con più elementi in più gruppi, e allo stesso tempo tecniche per il trattamento dei vetri sempre più efficaci.
Spesso però, nella fotografia, è da quelli che qualcuno potrebbe definire difetti o imprecisioni che sono nate alcune delle lenti più interessanti.

Per riportare giusto un paio di esempi mi viene da citare l’Helios 44-2 58mm f/2.0, lente della Zenit con attacco m42, famoso per il look swirly nel bokeh.

Un altro, molto particolare è il Meyer Gorlitz Trioplan 100mm f/2.8, da un look, sempre nello sfocato, praticamente unico.

Altre due lenti interessanti da questo punto di vista, ma in produzione ancora oggi, sono sicuramente il Mitakon Speedmaster 85mm f/1.2, dal bokeh particolarmente schiacciato sulle luci e molto piacevole alla vista, e The New Petzval 58 Bokeh Control.

Quest’ultima lente ha infatti, oltre ad un look del corpo davvero eccentrico, una ghiera di controllo in più, attraverso la quale ci è permesso regolare l’effetto dello sfocato, accentuandolo a nostro piacere, senza dover intervenire in post-produzione.

 

Questi sono solo alcuni degli esempi di lenti, che pur essendo nitide, possono dare alle nostre foto quel qualcosa in più, quel sapore che a volte è sicuramente meglio del dettaglio di nitidezza che la maggior parte delle persone nemmeno andrebbe a notare.

Francesco Dal Bello
I Anno del Biennio Specialistico di New Media Communication

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