L’emozione prima della parola: uno sguardo alla didattica del Mart di Rovereto

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“Mediazione didattica significa creare spazi di incontro tra oggetti o temi e persone, incontro tra persone, tra generazioni, tra modi di vedere e opinioni differenti. La mediazione si muove nelle zone di confine, dove mondi diversi si toccano e si incontrano. Si muove in spazi interstiziali dove possono succedere molte cose impreviste. La mediazione dà inizio a processi”.

Così Carlo Tamanini – responsabile dei servizi educativi del Mart – nel suo libro Io + Museo, definisce il concetto di mediazione, riconoscendolo di fatto come pilastro della comunicazione didattica.

La didattica è spesso una delle attività proposte dalle realtà museali che più si danno per scontate, tanto che addirittura istituzionalmente è collocata all’interno dei servizi che il museo offre ai visitatori.

La didattica è in realtà caratterizzata da una natura molto più complessa: più che rientrare nella categoria dei servizi, essa pone in realtà le sue radici nel campo della ricerca.

I laboratori e le attività proposte dal museo non sono quindi casuali ed improvvisate, ma sono frutto di una serie di studi condotti da un team educativo specialistico che, a fronte di una serie di analisi, è riuscito a costituire la metodologia più consona per avvicinare la collezione museale ad un pubblico eterogeneo.

Si tratta a tutti gli effetti di una mediazione culturale che ha come fine il consolidamento di una comunicazione efficace attraverso la costruzione di ponti tra una determinata opera ed il suo fruitore.

L’importanza della didattica all’interno dei musei è in realtà una scoperta relativamente recente e, in particolar modo in Italia, è stata presa in considerazione solo da qualche decennio.

Nonostante ciò sono numerose le realtà museali, grandi o piccole che siano, che si stanno attivando dando così vita a workshop e laboratori didattici che possono avvicinare i cittadini al mondo dell’arte.

Tra i musei che più di tutti impiegano tempo ed energie in questo campo e che, soprattutto, davvero credono nell’indispensabilità della didattica non possiamo non ricordare il MartMuseo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.

Noi studentesse del II anno della scuola di Didattica dell’Arte per i Musei, accompagnate dalla professoressa Camilla Gualina e dal professor Angelo Vigo, abbiamo conosciuto da vicino la realtà del Mart.

Siamo state seguite durante una visita al museo da Annalisa Casagranda, operatrice dell’area educativa, e abbiamo avuto l’occasione e la fortuna di entrare a tutti gli effetti nel sistema operativo didattico del museo e di prendere atto delle pratiche relative alle visite guidate in mostra, nonché della definizione dei percorsi per i mediatori.

Tra le attività più recenti e innovative proposte dal museo troviamo BOT, un sistema di comunicazione messaggistica legata alle applicazioni Messenger e Telegram. Si tratta in altre parole di un piccolo robot virtuale in grado di risolvere dubbi e perplessità legate al museo e alla sua collezione tramite l’invio di un semplice messaggio.

A prendere davvero atto e a metabolizzare le teorie didattiche proposte dal Mart siamo state proprio noi studentesse durante il laboratorio La parola diventa sguardo. Incontro tra poesia ed arte” condotto da Silvia, una delle operatrici del museo.

Partendo da un momento comune di raccoglimento in cui abbiamo avuto un primo approccio con il mondo della poesia a partire dalla nostra esperienza personale, ognuna di noi ha poi trovato la propria strada tra le sale della collezione di arte moderna.

È stato proprio immergendosi nelle opere che abbiamo preso coscienza del legame tra poesia e arte, un legame nato grazie all’incontro intimo e soggettivo che ciascuna di noi ha vissuto davanti all’opera scelta.

Il laboratorio è terminato con un momento di condivisione in cui ognuna, molto liberamente, ha raccontato la sua breve, ma intensa esperienza.

La scelta didattica presa dal Mart è indubbiamente incentrata sul favorire l’incontro coinvolgente tra il pubblico ed il museo stesso. Un incontro che raramente è fatto di parole, le quali sono invece sostituite dall’esperienza visiva ed emotiva.

La didattica museale diventa quindi medium per creare spunti utili a generare dialogo, permettendo di superare la concezione di museo conservativo che si limita alla semplice azione di “mostrare”, rigenerandosi come luogo aperto e dinamico, ma allo stesso tempo intimo e capace di suscitare emozioni che solo l’arte ha il potere di risvegliare.

Francesca Bresciani
II anno del corso di Didattica dell’Arte per i Musei
#TeamDidattica

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