Melencolia I, il dietro le quinte

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MELENCOLIA I DI ALBRECHT DÜRER –
VIDEO STORYTELLING

Il nostro ragionamento riguardo il progresso e il cambiamento all’interno degli enti museali è partito dalla riflessione sul digitale di cui abbiamo raccontato qui.

Durante il corso di Multimedialità per i Beni Culturali abbiamo affrontato il tema dello storytelling, ossia l’arte di raccontare storie, e insieme ad alcuni studenti dell’indirizzo di Nuove Tecnologie e noi di Didattica dell’Arte per i Musei, abbiamo realizzato un video di Storytelling.

Come la tecnologia può aiutare la cultura a rendersi fruibile e comprensibile a tutti?

Con questo articolo abbiamo voluto sfruttare l’occasione per intervistare il pubblico e capire cosa pensano dell’applicazione di questo mezzo per illustrare i significati e la storia delle opere d’arte, anche quelle più complesse.

Ma prima di addentrarci nelle risposte che abbiamo ricevuto, è giusto spiegare come e da cosa siamo partiti per realizzare il nostro progetto.

L’idea di partenza era quella di realizzare il video come se fosse lo stesso museo a chiedercelo: quali sono gli obiettivi del nostro progetto e il possibile target di riferimento?

Abbiamo immaginato che il museo Staatliche Kunsthalle Karlsruhe, volendo incrementare il numero di visitatori, avesse deciso di realizzare un Digital Storytelling scegliendo l’opera Melencolia I di Albrecht Dürer, considerato il capolavoro della collezione.

Il progetto finale, pensato appunto per la fruizione online, illustrerà i dettagli nascosti dietro ad ogni attributo iconografico.

In secondo luogo, abbiamo ipotizzato che il visitatore potesse accedere ad un pannello touch screen direttamente all’interno della sala del museo, posizionato in prossimità dell’opera originale.

Avendo indirizzato il nostro progetto verso un target adulto, abbiamo preso in considerazione due tipi di fruitori da cui siamo partiti per trarre i nostri obiettivi.

La prima tipologia di pubblico possiede delle conoscenze pregresse dei più comuni attributi iconografici ed è quindi interessato ad approfondirle. Per quanto riguarda la seconda fascia di visitatori che, al contrario della precedente, non ha mai conosciuto alcun tipo di iconografia: il nostro obiettivo è quello di ampliare le sue conoscenze, ma soprattutto di stimolare la sua curiosità.

Ultimato il nostro video abbiamo pensato che sarebbe stato interessante mostrarlo ad un pubblico di esperti e non, per capire le potenzialità dello storytelling, e quali sono invece i punti da migliorare.

Dopo aver formulato domande differenziate per i tipi di pubblico ipotizzati, abbiamo iniziato a intervistare i nostri potenziali fruitori: cinque docenti e membri dell’Accademia, per quanto riguarda il “pubblico esperto”, mentre sei tra amici e familiari per quanto riguarda il pubblico “non esperto”.

Per il questionario per il pubblico di “non esperti” abbiamo puntato a domande per capire le loro conoscenze pregresse e quindi come hanno vissuto questa modalità di racconto.

Di seguito troverete alcune risposte che abbiamo selezionato in quanto interessanti e con spunti di riflessione per il nostro progetto:

  1. Prima di vedere il video, conoscevi già l’opera o l’artista?
    «Si, prima di vedere questo video conoscevo già l’opera, ma devo ammettere che qui è spiegata molto bene. Prima della visione non ero a conoscenza di tutti i dettagli e dei significati dei singoli oggetti presenti nella stampa. Il video, inoltre, mettendoli in evidenza, aiuta lo spettatore a trovarli senza perdere tempo e quindi a seguire meglio la spiegazione». (Elisa C.)
    «Conoscevo di fama l’artista, ma l’opera no». (Diego B.)


  2. Sapevi già che molte opere hanno dei simboli con precisi significati?
    «Si, anche se non conoscevo il significato di molti dei simboli citati». (Elisa Gn.)
    «Si, sopratutto perché i simboli e le allegorie accompagnano il linguaggio artistico da sempre». (Giulio B.)
    «Sapevo che ogni opera d’arte, di qualsiasi artista nascondesse dei significati, ma non nel particolare».(Diego B.)


  3. Credi che questa modalità di spiegare un’opera sia stata interessante?
    «Si, avere già un’idea di quello che si potrà poi vedere al museo permette di apprezzarlo poi meglio dal vivo». (Elisa Gn)
    «Si, credo che questa modalità di spiegazione sia molto interessante. Oltre a spiegare l’opera mette in risalto i vari particolari di cui si sta parlando e quindi non si perde tempo a cercare l’oggetto ma lo si vede subito e quindi ci si concentra meglio sulle parole». (Elisa C.)


  4. Dopo aver visto questo video hai imparato più cose riguardo l’opera o ai suoi simboli?
    «Sicuramente si visto che prima non la conoscevo». (Elisa Ga.)
    «Come detto prima non conoscevo l’opera, quindi sicuramente dopo aver visto il video ho imparato delle cose e sono riuscito a capire cosa l’autore voleva rappresentare». (Nosa I.)


  5. Dopo aver visto il video, se ne avessi la possibilità andresti al museo a veder l’opera dal vivo?
    «Si, sia per vedere l’opera in sé dal vivo, sia per eventualmente contestualizzarla meglio e vederla insieme ad altre opere d’arte». (Elisa Gn)
    «Certamente, l’opera mi ha incuriosito, ed il fatto che nel video l’opera fosse privata dei suoi dettagli, per poi farli comparire in sequenza per attirare l’attenzione su essi, mi ha invogliato a vederla nella sua completezza». (Giulio B.)
    «Anche se l’opera non mi ha colpito particolarmente se dovessi aver la possibilità di poterla vedere dal vivo in un museo probabilmente ci andrei, ora che so cosa ho davanti, sperando anche di cambiare giudizio». (Nosa I.)


Per quanto riguarda le domande per il pubblico di esperti abbiamo puntato invece a domande su cosa pensassero dello storytelling e se esso sia o meno un valido metodo per coinvolgere un pubblico più vario possibile.

Melencolia I, Dürer

Queste sono state le loro risposte:

1) Crede che l’utilizzo dello storytelling sia un mezzo adatto per spiegare un’opera, anche complessa come la Melencolia I?

«Penso che l’utilizzo dello storytelling sia un mezzo estremamente adatto per interpretare un’opera figurativa. In primo luogo, perché dal punto di vista della semiotica figurativa sia adatta alla dimensione narrativa dell’immagine, quella che si coglie a livello figurativo cogliendo le diverse fasi dell’azione che vi sono rappresentate. In secondo luogo, perché in un opera complessa a livello iconologico come Melancolia I, riesce a isolare e mettere in successione i diversi simboli trasformandoli in un racconto coerente e sistematico. Infine, perché proprio raccontando riesce a comunicare i valori esperienziali che si celano dietro i simboli di un’opera così enigmatica e misteriosa».
(Giancarlo Maria Grossi – docente di Semiotica dell’arte)

«Si sicuramente, permette di avvicinare pubblico di culture diverse e di aprire la mente su cose su cui solitamente non ci si focalizza».
(Dott.ssa Ilaria Manzoni – Vicedirettore dell’Accademia SantaGiulia)

«Lo storytelling è un racconto, la cui formula ben si presta a “leggere” la complessa trama simbolica sottesa dietro l’incisione dureriana. L’iconografia (e di conseguenza l’iconologia) on è una disciplina semplice, quindi trovare un medium che riesca a veicolare al pubblico i significati di un’opera in modo educativo e con un metodo corretto è sicuramente positivo. D’altronde la scienza iconografica si appoggia spesso a fonti narrative quali poemi, agiografie e il pittore traduce quel racconto in forma pittorica, lo storytelling traduce verbalmente le forme pittoriche».
(Prof. Riccardo Bartoletti – docente di Multimedialità per i Beni Culturali)


2) Pensa che le spiegazioni siano state chiare ed esaustive?

«Si. Conoscevo l’opera e le caratteristiche di incisore di Dürer. Non ricordavo tutti i particolari dell’opera in se, quindi ho ascoltato volentieri cercando anche di ricordare ciò che già sapevo».
(Laura Tonin – Web content e Social media strategy, Hdemia SantaGiulia)

«Le spiegazioni sono state scritte molto bene, corpose ed elaborate in maniera corretta. Al contrario l’audio è da rivedere, la persona deve riuscire a cogliere tutte le informazioni in maniera chiara, a volte purtroppo era troppo veloce da seguire».
(Dott.ssa Ilaria Manzoni – Vicedirettore dell’Accademia SantaGiulia)

«Le spiegazioni sono state chiare e corrette. Esaustive solo per la scelta di lettura fatta a livello iconologico. Nulla sull’autore, nulla sulla tecnica, nulla sul riferimento al sentimento saturnino e sul legame con gli artisti e il loro genio».
(Prof.ssa Camilla Gualina – docente di Didattica Museale II)


3) Si è sentito coinvolto nel racconto o non ha reputato interessante le modalità che sono state utilizzate per spiegare l’opera?

«Come già detto precedentemente, c’è stato del coinvolgimento: il racconto mi ha spinto a ricordare sia i particolari che mancavano nella presentazione grafica dell’opera, sia delle mie conoscenze artistiche al riguardo. Ho però dubbi tecnici che impediscono il totale coinvolgimento: riguardano più che altro la durata del prodotto – 5 minuti per un video probabilmente proposto per essere inserito online, sono troppi – e il tono audio troppo pacato, senza inflessioni e con audio non sempre chiaro».
(Laura Tonin – Web content e Social media strategy, Hdemia SantaGiulia)

«Mi sono sentita molto coinvolta, essendo scritta in maniera corposa ma semplice, alcune informazioni riuscivo ad anticiparle nelle mia testa».
(Dott.ssa Ilaria Manzoni – Vicedirettore dell’Accademia SantaGiulia)

«Non mi sono sentita coinvolta purtroppo. La voce narrante, forse nel tono e nella cadenza della lettura troppo uguale nel corso dei tre minuti, risultava in anticipo sul focus dei simboli spiegati.
 I dettagli iconografici nascosti e poi svelati e i movimenti assegnati ad alcuni di essi non sono espedienti a mio avviso così originali e particolari da attirare l’attenzione e sollecitare curiosità in chi ascolta e guarda. La stessa narrazione è essenzialmente una spiegazione dell’opera, quasi un elenco degli oggetti presenti, non un racconto o una storia costruita legando informazioni dell’artista, dell’epoca e dell’opera».
(Prof.ssa Camilla Gualina – docente di Didattica Museale II)


4) Crede che come sia stata spiegata l’opera sia comprensibile anche ad un pubblico di non esperti?

«Pienamente, proprio grazie all’utilizzo dello storytelling unito all’animazione grafica». (Giancarlo Maria Grossi – docente di Semiotica dell’arte)

«Secondo me si, nel senso che avete usato dei termini ovviamente alti, complessi anche se non complicati, ma l’affiancamento dell’opera ha aiutato a rendere la visione più facile da seguire e più interessante».
(Dott.ssa Ilaria Manzoni – Vicedirettore dell’Accademia SantaGiulia)

«Come già indicato nella risposta uno, la concentrazione simbolica insita nell’incisione rende necessario una decifrazione quanto mai chiara dei suoi significati e ridendo che il pubblico sia guidato in questo percorso. Anzi, sarebbe opportuno espandere questo progetto laboratoriale ad altri soggetti più o meno criptici della Storia dell’Arte, magari declinandolo per fasce d’età».
(Prof. Riccardo Bartoletti – docente di Multimedialità per i Beni Culturali)


5) Dopo aver visto il video, se ne avesse la possibilità andrebbe al museo per osservare l’opera dal vivo?

«Credo che per prima cosa, dovreste inserire nel video il luogo dove è conservata l’opera. Non ne fate menzione ne a voce ne scritta. Ho dovuto “Googolare” per saperlo!»
(Laura Tonin – Web content e Social media strategy, Hdemia SantaGiulia)

«Sempre e comunque, nulla può essere sostituito dal trovarsi davanti ad un’opera. E in questo progetto si percepisce che non c’è la volontà di sostituirsi al fatto di andarla a vedere dal vivo».
(Dott.ssa Ilaria Manzoni – Vicedirettore dell’Accademia SantaGiulia)


Dalle risposte che i due tipi di pubblico a cui è rivolto il nostro prodotto ci hanno dato sono emersi molti aspetti positivi e anche qualcuno negativo.

Quello che però ci sentiamo di sottolineare è che in molte delle risposte si evidenzia il fatto che questo video non è un mezzo che vuole sostituirsi all’opera reale, ma vuole in qualche modo preparare la visione alla visita vera e propria al museo, sia la persona ha già predisposto la visita, o invece per invogliarla ad andarci.

Naturalmente ci sarebbero molte cose da sistemare, come ci è stato fatto notare, ad esempio l’audio dovrebbe essere più chiaro e con una voce che coinvolga maggiormente, ma d’altronde abbiamo lavorato nel miglior modo possibile con i mezzi e le capacità che avevamo.

Già dal progetto iniziale, pero, abbiamo fatto dei cambiamenti sostanziali, ad esempio, abbiamo inserito un’ambientazione sia all’inizio che alla fine per togliere le bande nere ai lati e creare un contesto in cui l’opera si potesse inserire.

Ma sopratutto, dal progetto originario che prevedeva di inserire solo le scritte che spiegavano gli oggetti, anche a causa della lunghezza delle spiegazioni e della complessità dell’opera, abbiamo optato per sostituirle con un audio che spiegasse gli attributi iconografici presenti.

Beatrice Da Lan, Sara Frittoli, Francesca Migliorati, Emanuel Eshun

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