Meraviglia divisionista

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Da studentesse di Didattica spesso ci capita di essere in prima linea nell’ideazione e nella realizzazione di laboratori, legati anche a collezioni museali. Per una volta, invece, abbiamo sperimentato sulla nostra pelle cosa voglia dire partecipare a un laboratorio in un museo, tornando un po’ bambine.

 

Venerdì 9 marzo, per il corso Didattica museale con il professor Angelo Vigo, noi ragazze dell’ultimo anno del biennio specialistico di Comunicazione e Didattica dell’Arte, ci siamo messe in gioco in una modalità un po’ diversa dal solito. Infatti, il professore ci ha portato in visita al Museo del Divisionismo, un piccolo museo di Tortona. Anche se, “piccolo” si fa per dire! Visto che vanta una collezione di opere divisioniste molto ricca, varia e curiosa.

La visita è stata curiosa e interessante… Il Divisionismo, da reminiscenze di esperienze di studio passate, è relegato in un minuscolo angolino della memoria. Si ricorda ad esempio sempre l’opera Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, e poi? Poco altro… Qualche opera di Segantini, forse Previati, ma niente più. Per questo vedere queste opere ci ha lasciate stupite, talmente meravigliate dalla bellezza di alcune di esse da rimanere senza parole – tra queste ad esempio Alba d’inverno di Cesare Maggi, che ci accoglie nella prima sala del museo, lasciandoci esterrefatte dalla sua potenza cromatica, tale che sembra quasi una fotografia retroilluminata.

Prima Sala - Alice - Alba d'inverno - Maggi
Alice sosta nella prima sala della collezione di fronte alla tela “Alba d’inverno” di Cesare Maggi
Alba d'inverno - Cesare Maggi
“Alba d’inverno”, 1903, di Cesare Maggi | olio su tela, 55×75 cm

Questo è solo un piccolo esempio, ci sarebbero tante altre opere che ci hanno affascinato mentre Michela, la nostra guida della giornata, ci accompagnava lungo il percorso in una visita molto particolare in cui ci scambiavamo opinioni, pensieri e suggestioni a vicenda. Oltre a Michela, avevamo una guida d’eccezione: Anna Vecchi, responsabile della didattica al museo. Lei ci ha raccontato aneddoti del suo lavoro, deliziandoci con i retroscena che stanno dietro la grande macchina museale e che ci incuriosiscono sempre molto, vista la volontà di lavorare anche noi in questo ambito.

 

Fino qui si potrebbe dire che, nonostante queste conversazioni, è stata solo una semplice visita al museo. In realtà, la visita è stata solo il “trampolino di lancio” per la sorpresa pomeridiana: infatti, il professor Vigo ha pensato per ognuna di noi dei laboratori ad hoc in relazione alla collezione. Così, Sara e Novella si sono cimentate in un’identificazione personale ed empatica con un opera che suscitava in loro un’emozione; Michela, attraverso l’occhio della macchina fotografica, è andata a cogliere i più piccoli dettagli che rendono così particolare e riconoscibile la tecnica divisionista; Lorella e Anna, “pasticciando” con i colori, hanno sperimentato la tecnica; e io, invece, sono andata a “costruire una cronaca” che raccontasse attraverso l’uso delle parole quello che i divisionisti rappresentavano.

Ma la nostra avventura non si è poi conclusa qui. Non potevamo lasciarci sfuggire una visita veloce a Volpedo, allo studio di Pellizza, un piccolo gioiello. Così come non potevamo perderci la piazza di Volpedo, dove Pellizza fece mettere in posa i modelli per il suo capolavoro. Piccole realtà che però lasciano un segno per la loro bellezza e per il loro essere quasi senza tempo.

Il fatto di aver svolto questi piccoli laboratori, costruiti completamente su misura per noi, ci ha permesso soprattutto di individuare e riflettere su quante diverse possibilità ci siano, mettendo in campo approcci, competenze e abilità differenti, di sviluppo, anche da parte nostra, di laboratori didattici non solo per i più piccoli, ma per ogni diversa età. E questo è molto utile nel nostro campo, perché solo sperimentando in prima persona potremo veramente capire e comprendere appieno quello che poi dovremo fare: progettare dei laboratori didattici che possano essere un’esperienza positiva, costruttiva e stimolante per i partecipanti. Perché d’altronde come diceva anche il Maestro Bruno Munari:

“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco.”

 

Alice Vangelisti
#teamdidattica

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