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Il significato del Restauro e il mestiere del Restauratore

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Il Restauro è senza dubbio un mestiere affascinante.
Nell’immaginario collettivo, ormai il restauratore è un personaggio quasi mitologico: tutti noi abbiamo visto qualche speciale di Super Quark nel quale Alberto Angela, con la sua chioma ricciuta da angelo custode della divulgazione scientifica, ci svelava i segreti di un laboratorio di restauro: ed ecco comparire un tizio in camice bianco che, indossati i guanti di lattice, spolverava la Gioconda con un pennellino minuscolo o puliva disinvoltamente un Raffaello con un cotton fioc. È un’immagine che suscita meraviglia, e non solo per l’indiscusso fascino del buon Alberto. Tutti ci siamo chiesti: cosa starà facendo? Non ha paura di combinare un disastro? Ma soprattutto: come diamine si fa a pulire un quadro con un cotton fioc?

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Il restauro non è un lavoro strettamente artistico

Queste sono domande che hanno sempre acceso la mia curiosità, e che in parte mi hanno guidata a scegliere questo percorso di studi. Dico “in parte” perché a farmi prendere la decisione definitiva c’è stato anche altro: prima di tutto la voglia di impegnarmi in un mestiere che fosse manuale oltre che intellettuale, e che mi desse la soddisfazione di vedere concretamente i risultati del mio lavoro. Poi l’interesse per la scienza: sì, perché il restauro non è un lavoro strettamente artistico, come si potrebbe pensare; al contrario richiede un approccio il più possibile oggettivo, in modo da non rischiare di alterare il significato degli oggetti che tocchiamo.

Ci vuole, oltre a questo, un pizzico di incoscienza, perché restaurare un’opera d’arte è come mettersi davanti a un rompicapo, e non esiste un modo di risolverlo che sia universalmente riconosciuto come giusto. Ogni caso è a sé e va studiato nella sua unicità, e il solo criterio che ti può guidare nelle operazioni che fai è il massimo rispetto di ciò che hai di fronte, anche nelle sue parti che ti possono sembrare scomode.
Restaurare non vuol dire, come amano scrivere i giornali, “riportare l’arte al suo splendore originario”, ma avere cura di oggetti che ci arrivano da un passato che li ha segnati, in vari modi, e anche di questi segni del tempo noi dobbiamo avere rispetto. Insomma, è un vero rompicapo, e in questo rompicapo ti ci sei ficcato consapevolmente: per questo dico che ci vuole un po’ di incoscienza!

Un bellissimo mestiere, molto faticoso ma molto appagante

Potremmo anche dire che è una sfida continua, che non ci si annoia mai e usare tante altre frasi fatte.
Quello che posso dirvi io, dalla mia esperienza personale, è che fare il restauratore significa imparare un mestiere faticoso e bellissimo, che ti costringe a tirare fuori tutto il tuo coraggio, la tua determinazione, il tuo ingegno e la tua astuzia – e riuscire a mettersi in gioco in questo modo è difficile, ma ti dà una soddisfazione impagabile.

Non da ultimo, il requisito fondamentale per essere un bravo restauratore è avere la passione per l’arte. Sembra quasi una banalità ribadirlo, ma non è così, perché il vero significato di questo lavoro è prendersi cura di tutti quegli oggetti che riteniamo espressione della gioia, della disperazione, della fragilità dell’animo umano e quindi della bellezza, in tutte le sue forme.
Possediamo un patrimonio incredibile di opere d’arte – in Italia ma anche all’estero – in grado di dirci qualcosa di importante e di farci percepire la poesia del mondo che ci circonda: sta a noi averne cura e permettere alle persone che verranno dopo di noi di lasciarsi emozionare così come ci siamo emozionati noi, così che tutta questa meraviglia non si perda mai.

Valeria Frialdi
Studentessa del V anno della Scuola di Restauro dell’Accademia SantaGiulia

Guarda qui “Un anno di restauro insieme”

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