Il mio Erasmus in Francia all’Accademia di Clermont-Ferrand

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Oggi mi è stato chiesto di farmi avanti e raccontare un po’ che cosa accade quando uno studente va in Erasmus e…ho deciso di accontentarvi. Andare in Erasmus è una delle prime cose che uno studente dovrebbe pensare e mettere in progetto. La prima volta che ho realizzato di volerci veramente provare è stato all’inizio del biennio specialistico, quando non mi restava che un’unica possibilità di riuscita.

Partire… Perché qualcuno pensa di non poterlo fare? In effetti è così facile. Basta crederci, crederci veramente!

Il primo giorno di Accademia in Francia, per grazia divina, ho individuato altre due ragazze Erasmus e, con tutti gli altri studenti, ho assistito ad un ultra lungo discorso della Direttrice della Scuola. Io ero senza occhiali e non capivo ancora una cippa di francese ed è così che è finita la prima giornata, con un mal di testa che non è passato neanche con due “Moment”.

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L’Accademia di Clermont-Ferrand si trova in un edificio nuovo, bellissimo. Non ci sono tanti studenti e non esistono gli indirizzi come in Italia. Semplicemente gli studenti sono divisi per anno, ognuno dei quali ha il proprio atelier, una stanza enorme con grandi banchi dove gli studenti possono liberamente lavorare e portare avanti le proprie ricerche.

Ovviamente poi esistono altre grandi aule, come quella di scultura, di disegno, quella dedicata alla stampa, e poi ancora la falegnameria e la biblioteca.

La mia postazione!

Regole di sopravvivenza

I primi tempi, non lo nego, sono stati quasi terribili. Tutti gli insegnanti erano veramente gentili, ma i ragazzi della Scuola, erano pressoché inavvicinabili e questo credo sia dovuto al fatto che se non sai il francese, loro non saranno mai i primi ad iniziare una conversazione. Quindi la prima regola è: “Al diavolo, io ci provo!”. 

Vergogna, imbarazzo, paura…Più che normali ma, gettateli al vento se avete intenzione di costruire un minimo di vita sociale! Probabilmente se fossi andata in Spagna, mi sarei ritrovata già la prima sera davanti ad un litro di sangria con i nuovi compagni di corso, ma in Francia devi lavorarci. Mettersi in gioco, un concetto che non riguarda solamente il proprio percorso scolastico, ma si estende, naturalmente, a tutta la tua vita.

Dopo tre mesi ho cominciato a parlare il francese molto meglio (ed è vero che mai ho aperto il libro…Lo farò prima o poi, giuro!) e questo, non è successo grazie ad un miracolo.
Seconda regola: parlare solo la lingua madre del Paese ospitante, non cercate vostri connazionali!

In Francia l’italiano non lo conosce nessuno, fatta eccezione per spaghetti alla bolognese, quindi mi sono sempre sforzata di capire e farmi capire. Per mia fortuna, una delle ragazze Erasmus della scuola era slovena e parlava unicamente inglese (questa era una grande sfortuna per lei, perché alle lezioni capiva due cose su un milione), così si è rivelata per me una buona occasione per progredire con il mio inglese da prima elementare.

É affascinante poi trovarti a pensare in inglese, parlare in francese e di fatto essere italiana. Terza regola: in questi casi rilassatevi, potete pensare in italiano.

Dunque, per concludere questo breve scritto che si sta evolvendo in un romanzo…Non pensateci neanche, scaricate il bando e andate in Erasmus!

  • Parlare una lingua diversa apre gli orizzonti della nostra vita, è a dir poco eccezionale.
  • Frequentare una diversa accademia è una cosa destabilizzante e, proprio per questo, ti invita a credere ancor di più nel tuo lavoro, di portarlo avanti e arricchirlo con tutto ciò che puoi trovare di utile.
  • Vivere in un’altra città, sola, ti rende responsabile. Vivi le tue giornate sapendo di essere l’unica a poter decidere per te stessa e quindi a dover decidere bene.

In più, se siete interessati a Clermont-Ferrand, sappiate che l’Accademia è super!
Conferenze di artisti tutte le settimane, workshop interessantissimi, occasioni di viaggio in tutta Francia e anche all’estero. Io per esempio, sono andata a Parigi e a Nizza per dei progetti scolastici. Inoltre i professori sono molto validi e, quando inizi a farti strada nella mondanità francese, le feste negli appartamenti dopo i vari vernissage ne valgono davvero la pena!

Bisou Bisou!!!

Testimonianza di Marta Cristini

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